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Gorizia, 26 mar – Un altro contagio da coronavirus tra gli ospiti di un centro per immigrati. Dopo il caso di Milano, dove uno straniero del centro di accoglienza di via Fantoli era risultato positivo al tampone, è il turno di Gradisca, in provincia di Gorizia. Si tratta di un clandestino irregolare detenuto al Centro permanente per il rimpatrio (Cpr), caso confermato di Covid-19. Il primo cittadino Linda Tomasinsig ha spiegato, in una nota pubblicata sul sito del Comune, che il detenuto è arrivato il 19 marzo dalla Lombardia ed è stato sottoposto  all’esame del tampone gli scorsi giorni, risultando positivo. Il sindaco è stato quindi informato dal prefetto che l’uomo è stato “messo in isolamento fin dal suo arrivo nella struttura e sono state messe in atto le precauzioni per evitare contatti con il personale”.

Situazione rischiosa

Tomasinsig ha espresso la sua “preoccupazione” per i rischi nei confronti di immigrati e impiegati del centro e ha chiesto “la massima trasparenza nella comunicazione alla comunità gradiscana dei casi di contagio nonché la vigilanza dell’Azienda sanitaria sulla efficacia del protocollo attivato nella struttura”.  Il primo cittadino, all’inizio dell’emergenza epidemica che avrebbe poi travolto l’Italia, si era premurato di chiedere alla Prefettura maggiori informazioni sulla gestione della situazione nel Centro di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara) e nel Cpr. Il sindaco ha dichiarato di aver ricevuto una risposta della Prefettura il 18 marzo sulle misure di contenimento del Covid-19 al Cpr di Gradisca. “Sulle azioni di contrasto messe in campo al Cara – ha continuato – mi è stata fornita informazione verbale in particolare sulla limitazione delle uscite degli ospiti”.

Fuori dal controllo pubblico

Già il 13 marzo le associazioni e gli avvocati del settore avevano chiesto al Ministro, alle Prefetture e alle Questure di tutta Italia di bloccare gli ingressi nei CPR nella attuale situazione di emergenza sanitaria. “In questo caso particolare, non posso che sottolineare come ancora una volta ciò che ruota attorno all’istituzione CPR è mantenuto riservato e fuori dal controllo pubblico”, è la sua constatazione rammaricata.

Condizioni promiscue

“Destava infatti particolare preoccupazione la condizione di queste strutture – ha spiegato Tomasinsig –, dove un numero elevato di persone vive in condizioni di promiscuità e dove non è facilmente ipotizzabile l’applicazione delle misure previste dalle disposizioni (distanze, misure igieniche, mascherine)”. Il sindaco ha inoltre rammentato che queste strutture sono visitate quotidianamente dal personale delle forze dell’ordine, degli enti gestori, da avvocati e giudici, “con conseguente pericolo per loro e i loro famigliari di diffusione del contagio”.

Cristina Gauri

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