Pistoia, 9 nov — Don Biancalani, la nuova puntata della telenovela Un centro di accoglienza in parrocchia. Si addensano le nubi dello sgombero sul «camping per immigrati» improvvisato nella parrocchia di Vicofaro che da anni è oggetto di scontro tra Biancalani e i suoi pupilli — che vivono a decine, a volte centinaia, ammassati in canonica e in chiesa in condizioni di igiene e sicurezza che definire «precarie» è ancora un complimento — e i residenti della zona, esasperati dal degrado, dagli episodi di violenza che esplodono tra gli ospiti del don, dalla sporcizia.

Biancalani ancora nei guai

Tanto da spingerli a incontrarsi nello studio del notaio Marrese per costituirsi in un comitato per lo sgombero della struttura. Lo stesso gruppo, nel pomeriggio di ieri, aveva avuto un colloquio con il sindaco Alessandro Tomasi per esporre l’insostenibilità della situazione e chiedendo provvedimenti adeguati. A preoccupare i residenti, oltre agli episodi di violenza, sono le gravi condizioni igieniche in cui versa la parrocchia e il territorio circostante: La Nazione riferisce di cassonetti colmi di escrementi e carne avariata, «sul quale ci sarebbe stata un’ispezione di Alia». Proprio sulle carenze igieniche si baserebbe l’ordinanza di sgombero firmata in questi giorni dal primo cittadino.

Il pianto del don

E dire che per lo stesso motivi i giudici si erano pronunciati nei confronti dell’incorreggibile Biancalani già lo scorso ottobre, condannandolo a 1 mese — con la sospensione condizionale e un’ammenda pecuniaria di 1.200 euro — per «scarsa igiene» delle strutture da lui gestite. Lui fa sapere che in ogni caso, come sempre, se ne fregherà, e lamenta il suo status di «perseguitato». «Non abbiamo ricevuto nessun documento ufficiale — precisa il don — ma è chiara l’intenzione della politica e di questa amministrazione di volerci eliminare, come fossimo un male e non un centro che fa carità, isolato, e senza nessun tipo di sostegno. Un’ordinanza è appellabile e noi percorreremo questa strada e ci opporremo all’ennesima ingiustizia». Ora manca la firma del Prefetto, che renderà lo sgombero esecutivo.

Cristina Gauri

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