stranieri-seconda-generazionestranieri-seconda-generazioneRoma, 10 nov – Fra i giovani immigrati con cittadinanza nel nostro Paese, solo il 38% si considera italiano. Sono i dati riportati dal presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate.

Sono sempre più gli stranieri nati direttamente in Italia da genitori entrambi stranieri, le cosiddette seconde generazioni. Dal 2008 le nascite da coppie non italiane sono più di 70 mila all’anno, nonostante una lieve diminuzione tra il 2013 e il 2014. Negli ultimi anni è poi rapidamente cresciuto il numero di cittadini stranieri che ogni anno diventano italiani: da poco più di 56mila nel 2011 a 178mila nel 2015. “In particolare – ha spiegato Alleva – nell’ultimo anno ha acquisito la cittadinanza italiana il 3,6% del totale dei cittadini stranieri residenti al 1°gennaio 2015. Dal punto di vista territoriale le acquisizioni di cittadinanza interessano soprattutto le province del Nord-Ovest e del Nord-Est, mentre il loro numero risulta molto più contenuto nel Mezzogiorno. Le province con il maggior numero di acquisizioni sono Milano, Brescia, Roma, Vicenza, Torino e Treviso”.


Fino al 2008, ha spiegato il presidente dell’Istat, i dati del Ministero dell’Interno riportavano come più numerose le acquisizioni per matrimonio rispetto a quelle per residenza, mentre ormai è vero il contrario (tranne che al Sud e nelle Isole). “Ma la vera novità degli ultimi anni – ha continuato Alleva – è rappresentata dal crescente numero di giovani immigrati e ragazzi di seconda generazione che diventano italiani, come l’Istat ha documentato a partire dal 2011. Coloro che acquisiscono la cittadinanza per trasmissione dai genitori e coloro che, nati nel nostro Paese, al compimento del diciottesimo anno di età scelgono la cittadinanza italiana, sono passati da circa 10 mila nel 2011 a oltre 66 mila nel 2015: in oltre la metà dei casi i neo-italiani hanno meno di 30 anni”. Ma è il dato sulla presunta integrazione a saltare all’occhio: “Nel complesso – spiega il presidente dell’Istat – emerge che la quota di coloro che si sentono italiani sfiora il 38%; il 33% si sente straniero e poco più del 29% non si sente in grado di rispondere alla domanda. Sono notevoli le differenze di atteggiamento tra le diverse collettività: i maschi appartenenti alle collettività dell’Asia e dell’America Latina sono quelli che dichiarano più frequentemente di sentirsi stranieri (42,1% dei cinesi, 39,5% degli ecuadoriani, 38,4% dei filippini e 38,9% dei peruviani). Nel caso dei romeni è invece particolarmente elevata la percentuale di coloro che si sentono italiani (45,8%)”. Riguardo ai progetti futuri, inoltre, si può riscontrare un’elevata quota, sia fra gli stranieri sia fra gli italiani, di ragazzi che vogliono vivere all’estero: rispettivamente il 46,5 e il 42,6%.

Giorgio Nigra

Commenti

commenti

2 Commenti

  1. il figlio di due padovani,nascendo in africa,non diventerà mai africano,rimarrà per tutta la vita un italiano nato in africa.
    Facendo le scuole in Africa fino all’università e tornando in Italia,non verrà riconosciuto come africano,ma come un italiano che ha fatto anche l’università in Africa.
    Per andare dietro a qualche politico complessato o a qualche italiano che ha sposato una brasliana con la pelle scura dopo qualche sex tour da quelle parti, dimentichiamo il RAZZISMO sottotraccia di voler “imporre”a tutti i costi a chi ha genitori africani,giapponesi,ungheresi questo “bollino giallo” di italianità come se un ragazzo dovesse vergognarsi di avere genitori Keniani o Nipponici. Non c’è peggior razzismo di negare l’dentità profonda,le radici antiche ed il sangue di un individuo,pensando che un paio di scuole del cazzo o una marca da bollo su un passaporto cambino quello che è o quello che sente nel cuore.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here