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Roma, 2 feb – Prima vittima del Coronavirus al di fuori del territorio cinese. Si tratta di un  cittadino della Repubblica popolare di 44 anni, arrivato nelle Filippine da Wuhan il 21 gennaio insieme alla compagna: nei giorni successivi aveva sviluppato una grave polmonite. I casi di contagio registrati globalmente, al di fuori dalla Cina, sono per il momento 177.



Le misure anticontagio che non piacciono a Pechino

Alcune ore prima della morte del turista cinese, il governo filippino aveva indetto il divieto di immigrazione per tutti i viaggiatori, cinesi e non, in arrivo dalla Repubblica popolare. E’ invece prevista una quarantena di due settimane contestuale al ritorno in patria di tutti quei filippini che lavorano in Cina e a Hong Kong come collaboratori domestici. Le misure adottate da Manila – che già ricalcano quelle introdotte dagli Stati Uniti – hanno suscitato la disapprovazione di Pechino, perché l’Organizzazione mondiale della Sanità non ha incoraggiato restrizioni ai viaggi e agli scambi internazionali. “Gli amici si vedono nel momento del bisogno”, ha dichiarato un portavoce de governo cinese.

Bilancio aggravato

Il bilancio dell’epidemia continua ad aggravarsi. Nel suo ultimo aggiornamento la Commissione sanitaria cinese, parla di 304 morti (45 in più rispetto alla giornata precedente) e 14.414 casi (14.591 a livello globale). Nella provincia di Hubei vengono tenute sotto osservazione altre 43mila persone. Contestualmente il contagio si sta allargando al di fuori dell’epicentro dell’epidemia.

Un nuovo fronte dell’epidemia?

Blocco dei trasporti a Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang, costa Est della Cina, dove le autorità hanno anche obbligato i cittadini a restare dentro casa, autorizzando una sola persona per nucleo familiare uscire ogni giorno per fare la spesa. Wenzhou, che dista 800 chilometri da Wuhan, ha registrato 241 casi: un numero, questo, più alto anche rispetto alla capitale Pechino o a Chongqing, metropoli molto più vicina all’epicentro dell’epidemia.

Cina sempre più isolata

Un numero maggiore di Paesi sta prendendo misure per limitare o vietare l’immigrazione a tutti coloro che provengono dalla Cina, siano essi cinesi o meno. L’Italia è stato il primo governo a fermare tutti i voli da e per il Dragone, seguita dagli Stati Uniti, i primi a bloccare le persone straniere in arrivo dal territorio della Repubblica popolare: è stata poi la volta di Singapore, Australia e, appunto, delle Filippine.

Italiani pronti per il rimpatrio

Intanto continua il rimpatrio degli stranieri da Wuhan, in quarantena da ormai dieci giorni. Dopo americani, giapponesi, francesi, inglesi e tedeschi, oggi sembrerebbe il turno dei 67 italiani. Questa sera dovrebbero partire dall’aeroporto cittadino e arrivare domani mattina alle 8.15 all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Roma. Saranno poi trasferiti alla Città militare della Cecchignola per le previste due settimane di quarantena.  Nel frattempo, i medici dello Spallanzani ritengono «discrete» le condizioni dei due turisti cinesi ricoverati in Italia. I due, una coppia di marito e moglie di 66 e 65 anni, dicono di essere spossati.

Cristina Gauri

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