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Roma, 24 nov – Rimarrà in Italia con tanto di protezione umanitaria un immigrato ex guerrigliero del Mend (gruppo armato nigeriano dedito ad assalti, sequestri e attentati).



Permesso di soggiorno per l’ex-guerrigliero

Nonostante gli fosse stata negata per ben tre volte dalla Commissione territoriale per il diritto d’asilo, la Corte di Appello a cui si era rivolto è stata infatti di diverso avviso, e gli ha assegnato la protezione umanitaria.

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Le gesta del Mend

L’uomo, un nigeriano di 30 anni, diventa così nei fatti un soggetto che potrà rimanere e permanere sul suolo italiano, nonostante sia un guerrigliero appartenente al Mend (acronimo di Movement for the emancipation of the Niger Delta), un gruppo armato particolarmente violento operante in Nigeria e resosi nel corso degli anni responsabile di omicidi, massacri e rapimenti a fini di riscatto. Il Mend in particolare ha iniziato una autentica guerriglia contro il Governo centrale ma anche contro i colossi del petrolio presenti e operanti sul delta del fiume Niger, tra cui la Shell e la italiana Eni la quale per altro ha conosciuto nel corso degli anni il rapimento di alcuni suoi dipendenti proprio da parte delle forze del gruppo armato.

I primi due dinieghi

Giunto nel nostro Paese nel lontano 2008 e presentata subito domanda di asilo, Hamin, – nome di fantasia dell’immigrato – si era rivolto alla Commissione territoriale competente per la istruttoria e, in caso positivo, il rilascio dello status di rifugiato: la Commissione, alla luce dei trascorsi del giovane, aveva negato detto status, anche per la assenza di sistemazione, documenti e lavoro, trovando conferma nel giudizio di primo grado in Tribunale, ove Hamin e i suoi legali avevano impugnato il diniego. Nel frattempo Hamin trova alcune occupazioni: addetto alle pulizie, uomo di fatica, operaio, si sposa con una ragazza nigeriana e ha un figlio. Nell’estate del 2013, tenta di nuovo la strada del riconoscimento della protezione internazionale anche se la scarna documentazione che allega alla nuova domanda è praticamente la medesima della prima volta. E in effetti l’esito rimane lo stesso: anche in questo caso un diniego.

Nessun conflitto aperto

Va precisato che proprio durante le istruttorie, sia quella del 2009 sia la successiva del 2013, Hamin aveva formalmente dichiarato di essere stato membro del Mend e di temere per ritorsioni e vendette degli appartenenti del gruppo. Il giudice, pur prendendone atto, aveva rilevato come in Nigeria non possa parlarsi di conflitto aperto o di situazione di generalizzata violenza, arrivando quindi al rigetto della istanza.

Protezione umanitaria e permesso di soggiorno

Hamin non demorde e nel 2018 si rivolge alla prima sezione civile della Corte d’appello di Trieste. Nonostante il Procuratore Generale ritenga sostenibile l’opposizione proposta dal Ministero dell’Interno, i tre giudici della Corte questa volta riconoscono protezione umanitaria e permesso di soggiorno. Alla base del loro ragionamento, il grado di integrazione raggiunta dal ragazzo in Italia, la quale, se comparata al livello sociale della Nigeria, potrebbe in caso di rimpatrio creare un danno al richiedente stesso.

Nessun rimpatrio per l’immigrato integrato (anche se prima era un guerrigliero)

I giudici nella loro sentenza hanno notato che «il rimpatrio in una zona caratterizzata da insicurezza, forti tensioni politiche e sociali, rilevante inquinamento ambientale e alto tasso di disoccupazione», prendendo atto che il giovane «non ha lavoro né la possibilità di assolvere ai propri obblighi alimentari nei confronti del figlio», cagionerebbe «la privazione della titolarità dell’esercizio dei diritti umani al di sotto del nucleo ineliminabile e costitutivo della dignità personale». Nessuna considerazione però sul fatto che così facendo finiremo per dare asilo a guerriglieri e terroristi, senza aver davvero ragionato sul fatto che li si possa considerare a tutti gli effetti ex guerriglieri o ex terroristi.

Cristina Gauri

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