giuliana_sgrena--620x420Roma, 10 ott – È “The Hostage Business” l’inequivocabile titolo di un’inchiesta di Al Jazeera sul pagamento dei riscatti da parte dei governi per liberare le persone rapite da organizzazioni terroristiche.

Un business, quello dei riscatti, in cui il governo italiano sembra aver immesso ingente liquidità.


L’ultimo scandalo riguarda la liberazione di Greta e Vanessa, per la cui liberazione il governo italiano avrebbe speso 11 milioni di euro, finiti nelle mani di varie sigle riconducibili ad al Qaeda. La Farnesina smentisce, ma l’emittente qatariota sarebbe addirittura entrata in possesso delle fotografie del denaro: 11 milioni in contanti che sarebbero finiti nelle mani di quei galantuomini di al Nusra e sodali.

Sempre al Jazeera svela come l’Italia sia intervenuta nelle trattative con i pirati somali e abbia negoziato un accordo pagando 525mila dollari per il rilascio dello skipper Bruno Pelizzari e della compagna sudafricana, Deborah Calitz, nel giugno del 2012.

Dal 2003 ad oggi lo Stato italiano avrebbe speso 75 milioni di euro per liberare 19 ostaggi.

Per Marco Vallisa, il tecnico piacentino rapito il Libia il 5 luglio 2014, e Gianluca Salviato, il tecnico scomparso nell’est della Libia il 22 marzo 2014, sarebbe stato pagato un milione di euro a testa. La stessa cifra sarebe stata sborsata anche per Simona Torretta e Simona Pari, le cooperanti sequestrate il 7 settembre 2004 in Iraq e liberate il 29 dello stesso mese.

Altri quattro milioni di euro sarebbero, invece, stati spesi per il giornalista della Stampa, Domenico Quirico, rapito in Siria il 9 aprile del 2013 e rilasciato dopo 150 giorni di prigionia. La giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, ci sarebbe costata 4,6 milioni di euro. Ma in questo caso, almeno, la simpatia del personaggio ha giustificato ogni centesimo.

Giorgio Nigra

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