Sigonella Egyptair
Il Boeing dell’Egypt Air sulla pista dell’aeroporto di Sigonella

Roma, 10 ott – Nell’ottobre del 1985, la base aeronavale militare di Sigonella, in Sicilia, vide svolgersi una delle più gravi crisi diplomatiche avvenute in Occidente dalla fine del secondo conflitto mondiale. L’esito di essa avrebbe poi determinato conseguenze epocali nella storia d’Italia. Per la prima volta, si giunse alla soglia dello scontro aperto tra forze italiane e forze statunitensi, tra V.A.M. (il Corpo di Vigilanza dell’Aeronautica Militare) ed Arma dei Carabinieri da una parte, e Delta Force (reparto speciale dell’Esercito degli Stati Uniti) dall’altra.

Sigonella: l’inizio della crisi

Come si arrivò a ciò? Quali furono gli antefatti della vicenda? Il 7 ottobre, un lunedì, la nave da crociera italiana Achille Lauro stava lasciando le acque territoriali egiziane per approdare in territorio israeliano, quando venne sequestrata da un commando di miliziani palestinesi. L’equipaggio della nave riuscì a diramare un S.O.S. che venne captato in Svezia e, da lì, girato alle autorità italiane.


La motivazione dell’operazione compiuta dai sequestratori era chiara: si chiedeva la liberazione di cinquanta palestinesi detenuti in Israele, ed appartenenti all’F.P.L.P., fazione dell’O.L.P., l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Non appena informati dei fatti, i ministri italiani degli Esteri e della Difesa, il democristiano Andreotti ed il repubblicano Spadolini, attivarono i competenti canali d’intervento: le unità diplomatiche di crisi ed i vertici delle Forze Armate e dei servizi segreti.

I miliziani a bordo della nave, nel frattempo, decisero di passare ai fatti, minacciando di uccidere un passeggero ogni tre minuti in caso di mancato accoglimento delle richieste da essi formulate. A trovare la morte fu lo statunitense Leon Klinghoffer, paraplegico, poi gettato in mare.

Il clima si faceva sempre più incandescente, e portò ad una situazione di forte contrasto tra l’amministrazione Reagan ed il governo italiano, presieduto dal socialista Bettino Craxi. La nave si trovava in acque siriane. Da parte americana, si insisteva per l’uso della forza; da parte italiana, la volontà prevalente era diretta ad instaurare una trattativa con i sequestratori. A seguito di pressioni della stessa Autorità Palestinese, la Achille Lauro tornò in Egitto. Da lì, il governo del Cairo ordinò che miliziani e rappresentanti palestinesi fossero immediatamente trasportati a Tunisi, dove l’Autorità medesima aveva allora sede, a bordo di un Boeing 747.

Tuttavia, gli americani si frapposero, e diramarono a tutti gli aeroporti sorvolati dal velivolo (in Tunisia, Grecia e Libano), di rifiutarne l’atterraggio. Entrarono allora in azione, dando avvio alla procedura di intercettazione per il tramite dei propri caccia, che dirottarono il Boeing presso Sigonella.

Lo scontro a fuoco sfiorato

Bettino Craxi diede il proprio assenso all’atterraggio, ma alla precisa condizione che fosse poi il governo da egli presieduto a gestire il resto delle operazioni. Gli organi di assistenza della base provvidero, pertanto, a istruire il Boeing della EgyptAir, che si posizionò sulla parte italiana dell’impianto. Nel volgere di breve tempo, sulla pista confluirono avieri, carabinieri e militari statunitensi. Questi ultimi intendevano prendere in consegna i passeggeri palestinesi, e non esitarono a puntare le armi sui militari italiani, come da disposizioni ricevute da Washington. Accadde allora l’impensabile: gli statunitensi vennero a loro volta circondati dai carabinieri provenienti dalle caserme di Catania e Siracusa. La situazione si protrasse in un clima di estrema tensione, mentre le comunicazioni tra Roma e la Casa Bianca proseguirono serrate. Alla fine, sul far dell’alba, gli americani cedettero. I quattro componenti del commando vennero consegnati alle autorità italiane, mentre il comandante del Boeing ed un diplomatico egiziano a bordo di questo partirono per Roma.

Gli statunitensi cercarono di intervenire con altre azioni di disturbo, ma per loro non vi fu nulla da fare. Non ebbero successo nemmeno, nei giorni seguenti, le reiterate richieste di estradizione nei confronti dei miliziani statunitensi, respinte dal ministro di Grazia e Giustizia, il democristiano Martinazzoli.

Nel suo libro “Nome in codice: Ulisse”, l’ammiraglio Fulvio Martini, allora a capo del Sismi, il servizio segreto militare, racconta di come fu proprio la fermezza opposta dal presidente del Consiglio Craxi a determinare, in maniera del tutto diversa rispetto ai desiderata dell’amministrazione Reagan, la soluzione della crisi.

Sigonella: le conseguenze

Trent’anni fa Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano, fece vivere all’Italia un sussulto di sovranità. A costo di scatenare eventi dagli effetti ancor oggi imprevedibili, dimostrò ai vincitori della Seconda Guerra Mondiale che tale sovranità non poteva essere violata a piacimento. Che vi erano principi di diritto internazionale che chiunque avrebbe dovuto rispettare.

Craxi pagò duramente Sigonella. Per questo, pensando appunto a quel sussulto, è necessario tenerne viva la memoria.

Franco Pierelli

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1 commento

  1. Da ex VAM non posso che essere onorato che il mio reparto di allora si fece valere in campo internazionale , altresi non posso non rimarcare notando le munumentali differenze tra la cvlasse politica di allora e i portaborse di adesso …

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