Palermo, 17 set – Per anni è stata il simbolo dell’accoglienza, tanto da essere candidata al Premio Nobel per la Pace. Stiamo parlando dell’isola di Lampedusa, lodata e portata a modello di accoglienza e integrazione. Su questa immagine idealizzata, la “sindaca” Giusy Nicolini aveva costruito il suo personaggio mediatico, subito sfruttato da Matteo Renzi, che la portò con sé in visita ufficiale da Obama. Un quadretto troppo bello per essere vero. E infatti, quando i cittadini isolani sono stati chiamati a giudicare l’operato della Nicolini, il risultato è stato catastrofico: vittoria per Salvatore Martello e batosta per la “sindaca dell’accoglienza”, che non è neanche riuscita a entrare in consiglio comunale.



La propaganda, si sa, è onnipervasiva e spesso efficace, ma gli abitanti di Lampedusa hanno dovuto vivere tutt’altra situazione. A riportare buonisti e radical chic sulla terra, ci ha pensato il neo-eletto sindaco, che descrive una realtà assai diversa dallo storytelling ufficiale: “Minacce, molestie, furti. Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti. Nel centro ci sono 180 tunisini, molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli: bivaccano e vivono per strada. Chiedo che venga chiuso l’hotspot, una struttura inutile che non serve a niente”.

Martello punta il dito in particolare contro gli “ospiti” maghrebini: “I bar sono pieni di tunisini che si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più”. Si tratta di una situazione prossima al collasso, con le forze dell’ordine impotenti di fronte alle prevaricazioni dei richiedenti asilo, tanto che il sindaco invoca l’intervento diretto del Ministero dell’Interno: “Per due volte un fruttivendolo che si trova davanti alla stazione dei carabinieri ha subito il furto di fiaschi di vino. Ci sono furti continui nelle botteghe di abbigliamento e di alimentari, molestie nei confronti dei turisti. Se non si è grado di gestire questua situazione, poiché molti di questi sono delinquenti, che vengano messi in carcere”.

Una denuncia – quella di Martello – che smonta pezzo per pezzo la narrazione che si è costruita attorno a Lampedusa, elevata a simbolo dell’accoglienza e della solidarietà. Un duro colpo da incassare per i gendarmi del politicamente corretto e della politica delle porte aperte. Perché la propaganda ha il fiato corto e la realtà, prima o poi, presenta il conto.

Federico Pagi

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