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immigrati lavastrade degrado Roma
Foto di Repubblica

Roma, 2 mar – Forse non ne eravate a conoscenza, ma se Roma sprofonda nel degrado, a salvarla ci pensano gli immigrati lavastrade di “buona volontà che suppliscono al non lavoro dei sindacalizzati di cattiva volontà”. Leggendo l’articolo a firma Francesco Merlo su Repubblica, viene il dubbio che si tratti di una burla, di uno “scherzone”, un pezzo comico condito da una serie di insulti ai romani pigri e sfaccendati, troppo “sindacalizzati”, di una Roma “che non è il nord dove i comportamenti e le leggi più o meno coincidono”, ai quali si contrappone una propaganda pro immigrati da far impallidire le pantomime organizzate in occasione dei terremoti, da quella dei sosia di Bello Figo furono deportati ad Amatrice a spostare gli aghi di pino o le più di recenti come la decina di africani spacciati per soccorritori all’hotel Rigopiano. La propaganda immigrazionista ora tenta il salto di qualità, con ipotetici reportage inventati dal nulla, tenuti in piedi da “storie che non esistono” (per dirla con Maccio Capatonda) e qualche commentino acidognolo sugli italiani. Analizziamo un passaggio chiave: “Ci sono più novità sui marciapiedi di Roma che alla Leopolda o alla Casaleggio Associati. E così, nella città dove gli occupati non lavorano, i disoccupati si organizzano”, scrive Merlo su Repubblica. “Dunque gli immigrati neri che sull’Ostiense e in via del Boschetto ogni mattina come due impiegati prendono servizio e puliscono la strada chiedendo in cambio “un aiuto” ma solo “se vi piace il mio lavoro” sono gli irregolari di buona volontà che suppliscono al non lavoro dei sindacalizzati di cattiva volontà. E senza la mediazione di nessuno: sono organismi vivi della decomposizione, utilissimi effetti collaterali del Sottosviluppo”.



Nessuna responsabilità del degrado in cui sprofonda Roma ricadrebbe dunque sugli immigrati, che anzi si attivano gratuitamente per pulirla. Sembrerebbe dunque un caso che la zona più degradata del centro di Roma sia l’Esquilino, il rione multietnico della città. Sempre casualmente a defecare in strada, spacciare e minacciare turisti e residenti sono al 99,9% immigrati. Non basterebbe un libro per raccontare le scene da terzo mondo che ogni giorno si possono ammirare per la Capitale, eppure Repubblica preferisce andare a cercare col lanternino 4-5 immigrati che teoricamente dovrebbbero aiutare a contrastare questo degrado. “Certo, è una bellezza vedere, proprio dietro il Pantheon, una via pulita come non era da anni“, ci racconta emozionato Merlo. “Sull’acciottolato dietro al Pantheon, Shirin e Fela, vinta la diffidenza, mi mostrano in un sacchetto il bottino che hanno diviso dalla spazzatura: bottoni, chiodi, centesimi di euro con il ramato che “è diventato più nero di me”, dice Fela ridendo. (…) Fela pulisce col dito due monetine, quindi ci soffia sopra, e di nuovo ride. Hanno pure lavato: dove prendete l’acqua? Tengono due bidoni che riempiono alla fontana. Chiedo: ma c’è acqua nella fontana di piazza del Pantheon? Ridono. “In bidone c’è piccolo buco, e dunque bisogna fare svelto””. Ma che bella immagine, questa dei due somali che riempiono i bidoni in piazza del Pantheon, manco fosse la periferia di Mogadiscio. Nell’elegia degli immigrati del giornalista di Repubblica trova spazio anche un piccolo commento su Mussolini, nel racconto di un immigrato che “puliva i marciapiedi di fronte a villa Torlonia, finalmente splendenti come ai tempi di Mussolini, macho fascista, che in mezzo alla campagna romana metteva in scena il suo piccolo mondo antico: solo qui ” il duce” ridiventava “il presidente” e donna Rachele fingeva di essere mamma e sposa felice”. Il passaggio è così triste e fuori luogo che ogni commento appare superfluo.

Prima del gran finale, Merlo ci tiene a farci sapere che uno dei due immigrati che dobbiamo ringraziare per lo sforzo di pulire pulita la vietta dietro al Pantheon, “è incespicato e si è fatto male a un piede, il suo amico Taharka, che è riuscito a raggiungere l’agognata Berlino, gli ha detto che in Europa ci sono città dove i marciapiedi non sono sconnessi, non sono dissestati e dunque non si cade anche se non si guarda per terra”. Mica come noi italiani (o romani) stronzi baffi neri e mandolino, che teniamo male le strade dove poi gli immigrati che raccolgono la monnezza per noi finiscono per incespicare. Dulcis in fundo non poteva mancare nell’irreprensibile reportage di Francesco Merlo anche una passeggiata all’Esquilino, splendente rione multietnico, anzi, lui dopo aver incensato la presenza dei vari vips che vi abitano (Sorrentino, Franceschini, Santamaria etc), lo definisce “il rione etnico del degrado e perciò della grande monnezza”. Gli fa da cicerone un tale Ayodele, che gli “mostra la casa- guscio dove un’immigrata vive rasoterra, in piazza Santa Maria Maggiore, meno di un metro di altezza, poco più di due metri di lunghezza: plastica e cartoni, ma rivestiti da una vecchia copertura impermeabile, di quelle che si usano per le automobili. Più che tollerata, la signora è protetta dagli abitanti del quartiere, è uno strano paesaggio umano di fronte a Santa Maria Maggiore, che è una delle basiliche più belle del mondo”. Qui entriamo proprio nel campo della menzogna, visto che la “casa guscio” è un ammasso di mondezza puzzolente che oltre a rovinare la vista su Santa Maria Maggiore, non è per niente “tollerata” dagli abitanti del quartiere, che si turano solitamente il naso prima di raggiungere il supermercato appena dietro l’amabile casa guscio dell’immigrata.

Per il gran finale lasciamo le parole di Repubblica in tutta la loro sconvolgente purezza propagandistica. “E c’è una ragazza che all’Esquilino si precipita a raccogliere la cacca dei cani. Ci vuole gentilezza, tecnica, rapidità. Ma è lavoro? Di sicuro, nella Roma spietata del degrado non c’è solo il mondo che si dissipa, né solo quello che delinque, le bande dei minorenni di Termini (composte da immigrati, perché non lo scrivi? ndr), dei borseggiatori (rom, ndr) e degli scippatori (immigrati, ndr). Ci sono anche questi amabili lavastrade e i raccoglitori di cacche. Ecco, nella nuova geografia civile non è facile capire se siano un prologo o un epilogo, avanguardie da marciapiede o avanzi da marciapiede”. Gli amabili lavastrade e i raccoglitori di cacche. Gli amabili lavastrade e i raccoglitori di cacche.

Davide Di Stefano

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2 Commenti

  1. Per il fatto di raccogliere quotidianamente la cacca del mio cane… voglio, come minimo, un monumento in piazza!

  2. ” Ma che bella immagine, questa dei due somali che riempiono i bidoni in piazza del Pantheon, manco fosse la periferia di Mogadiscio…”

    bellissima e da ricordare; in poche parole la demolizione di un articolo cosi sdolcinato da richiedere insulina e scritto dagli stessi mercernari che ironizzavano su Emilio “Fido” -Berlusconi fino ad arrivare al Minculpop…

    chiedendo scusa ai Mercenari naturalmente,almeno questi ultimi in terra d’Africa rischiavano la pelle.

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