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roma faRoma, 13 lug – L’ossessione antifascista, con il caldo, tende sempre a dare segni di peggioramento. Una piccola polemica scoppiata su internet aiuterà a comprendere cosa accade quando si uniscono in maniera impropria l’afa di metà luglio, un po’ di esibizionismo da social e una buona dose di paranoia politica.
Tutto accade all’ascensore della metro di Furio Camillo, a Roma, dove qualche giorno fa ha trovato la morte in modo assurdo il piccolo Marco. Ebbene, fra le decine, forse centinaia di manifestazioni di vicinanza alla famiglia e di ricordo del bambino scomparso, arriva a un certo punto anche un grande striscione (tolto, nel frattempo), il cui testo è “Buon viaggio piccolo angelo”.
Qualcosa però allerta la sensibilità dei vigili urbani della correttezza politica: non il contenuto, che ricalca quello che classicamente si utilizza nei casi di questo genere, ma… lo stile grafico. Sì, avete capito bene, per qualcuno quello striscione è troppo “fascista”, non per quel che dice ma per un certo modo di arrotondare la “g”.
La campagna contro l’ortografia nazifascia – perché è un attimo passare da un modo particolare di scrivere ai campi di sterminio – parte dall’ineffabile sito “Roma fa schifo”, che fa lo scoop: “In realtà si tratta di un messaggio ben preciso: la scritta è stata infatti realizzata col font tipico dei manifesti e degli striscioni delle formazioni romane di estrema destra”.
A suffragio di questa indispensabile inchiesta viene linkato un articolo di “Vice”, senza che gli iperlegalitari redattori del blog avvertano la minima contraddizione nel citare un sito i cui giornalisti vengono scelti in base al grado di millanterie adolescenziali sulla loro vita maledetta, i cui particolari devono inevitabilmente finire negli articoli, si parlasse anche della Finanziaria (“Stavo scopando il mio setter inglese strafatto di anfetamina quando il tg ha annunciato che il Senato aveva approvato la legge…”).
Continua l’articolo di “Roma fa schifo”: “Quell’ascensore, se non lo si fosse capito, è roba loro. E dunque anche quel triste fatto di cronaca deve essere roba loro. Così ragionano i gruppi medievali che, fascisti o comunisti nulla cambia, si sono suddivisi la città in contrade entro le quali agire in esclusiva. Quella scritta, insomma, potrebbe non essere affatto un omaggio all’angelo Marco volato via, bensì un modo come un altro che questi gruppi senza scrupoli utilizzano per marcare il territorio come cani che pisciano agli angoli. Un sistema per dire: ricordatevi che qui è ‘zona mia’”.
Come si vede, il materiale per lo psicologo non manca. Ora, non sappiamo chi abbia scritto e affisso quello striscione, né ci interessa. Magari lo hanno messo davvero dei gruppi più o meno qualificabili come “neofascisti”. Magari no. Ma soprattutto: chi se ne frega. Qual è il problema? Si è forse sfruttato un caso di cronaca per lanciare messaggi politici? No, il messaggio è semplice e apolitico. E allora si può davvero metter su un processo alle intenzioni facendo una perizia calligrafica? Questi sono matti, seriamente.
Del resto non si capisce bene quale sia il problema: nel fatto in sé che i fascisti esistono? O nel fatto che, esistendo, potrebbero (il condizionale è d’obbligo) aver voluto esprimere in forma anonima e rispettosa la propria solidarietà a una famiglia colpita da una grave tragedia? Per esprimere il mio cordoglio devo prima consultare la Costituzione o MicroMega? Siamo ovviamente al delirio più totale.
Ma per quanto possa sembrare strano, c’è anche chi ha dato spago alle ossessioni di “Roma fa schifo”. Tale Luca Bottura (“un giovane autore di satira da almeno vent’anni”, si definisce sul suo sito, e la cosa immaginiamo debba far ridere) twitta indignato: “Lettering neofascista per commemorare il bimbo morto a Roma. Siamo un Paese senza speranza”.
Giustamente spernacchiato sui social, il tizio non ammette mica di aver detto una boiata. Al contrario, replica con un post sul suo blog piuttosto stizzito. A chi gli fa notare che quello stile è utilizzato anche dai tifosi antifascisti del Livorno risponde così (dimostrando di non aver capito il senso della critica): “Ma quella scritta l’hanno fatta forse gli ultras del Livorno?”.
Poi arriva l’arringa furente: “In Italia l’estrema destra, o il pastiche di paranoia ignorante e paracula nel quale si è da tempo trasformata, ha monopolizzato le curve, le periferie, in città come Roma può vantare una specie di egemonia trasversale in strati vastissimi della popolazione, ‘firma’ in modo incidentale o voluto persino messaggi di solidarietà come quello di cui sopra, ma quando gli ricordi che sono fascisti s’incazzano ancora”.
 
Quindi mi raccomando: se leggete un articolo di tale Luca Bottura e ritenete che non abbia capo né coda, non criticatelo, altrimenti siete fascisti. E dire che secondo i meteorologi l’afa davvero pesante non è ancora arrivata…
Giorgio Nigra



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5 Commenti

  1. Più che rinfrescarsi dall’afa, per questi personaggi è urgente un Trattamento Sanitario Obbligatorio

  2. A me invece sembra proprio che il font, figlio di una mistica neofascista evidente, sia proprio quello che alcuni temono. Il bullo pisciare sugli angoli di nerboruti minus habens che come cani di pavlov emulano la virilità da curva e bofonchiano cretinate fascistarde. “buon viaggio piccolo angelo” scritto con quel font da diffidato della nord è un ossimoro risibile.

  3. Secondo me siete tutti dei fascisti che non lo riuscite nemmeno ad ammettere dal gran che lo siete. Il font è di estrema destra e gli ultras di sinistra sono come i Vegani cannibali, ultras = squadrista

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