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Venezia, 25 giu — La Guardia di finanza di Venezia ha tratto in arresto un sospetto jihadista magrebino mentre trasportava in auto 22 chili di cocaina. La sostanza, purissima, del valore di otto milioni di euro, era suddivisa in 20 panetti. Lo riferisce TgCom24.



31enne jihadista fermato con 22 chili di cocaina

Il fermato è un 31enne di origini nordafricane ma cittadinanza francese. Le Fiamme gialle lo hanno fermato per un controllo di routine al casello autostradale di Meolo Roncade. L’immigrato ha manifestato immediatamente segni di nervosismo ma non ha potuto fare altro che mostrare i documenti agli agenti. Una volta inserito il nome del database, il terminale ha segnalato immediatamente il magrebino come sospetto jihadista, forse affiliato a qualche cellula terroristica. Inevitabile, a questo punto, la perquisizione: i cani dell’unità cinofila delle Fiamme Gialle hanno subito fiutato l’ingente quantitativo di sostanza, nascosto abilmente nella struttura del veicolo.

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Radicalizzato in carcere

Dai successivi accertamenti è emerso che il sospetto jihadista, al secolo Joachim Ben Khelifa, classe 1990, era già stato in carcere per droga e reati legati alla microcriminalità, finendo tra i soggetti «a rischio evasione per potersi unire alla Jihad», dopo essersi radicalizzato in seguito al contatto con detenuti estremisti. Una volta uscito dal carcere però, si sarebbe esclusivamente dedicato allo spaccio di droga, tanto da scalare posizioni sul mercato. Lo dimostra la grande quantità di cocaina che il sospetto jihadista teneva nascosta nell’auto di grossa cilindrata.

I panetti erano sistemati in due doppi fondi ricavati nel pianale, tra scappamenti, semiasse e sospensioni, con un meccanismo di apertura comandato a distanza. Le analisi hanno confermato: 22 chili di cocaina purissima, pronta per essere tagliata e messa in commercio sulle piazze di spaccio del Nord Est.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Penso che oramai non si meraviglia o non gliene frega più niente a nessuno. Sostanzialmente il ruolo della droga è, assurdamente, equiparato al alcol senza comprenderne gli effetti ben più nefasti.

  2. “radicalizzato in seguito al contatto con detenuti estremisti”

    questo è un ALTRO buon motivo per riformare le pene carcerarie,garantendo un assiduo isolamento dei detenuti:
    troppo spesso si va in carcere a scontare una pena e se ne esce come se si fosse andato ad un corso di aggiornamento per criminali o per estremisti islamici…

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