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Roma, 13 lug – In Italia non si fanno più figli. Tanto che oggi l’Istat segna un nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia nel 2019. Gli iscritti in anagrafe per nascita sono appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19mila unità rispetto all’anno precedente (-4,5%). Il calo si registra su tutto il territorio ma è più accentuato al centro (-6,5%). Sono i numeri allarmanti del bilancio demografico nazionale diffuso dall’Istat, secondo cui mentre gli italiani invecchiano sempre più, gli immigrati continuano a fare figli.

In 5 anni oltre mezzo milione di italiani in meno

Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia è di 60 milioni 244.639 persone, quasi 189mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%). Rispetto al 31 dicembre 2014 la popolazione diminuisce di 551mila unità, “confermando la persistenza del declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni”, spiega l’Istituto statistico. Più contenuto il calo di popolazione al nord. Le aree più popolose del Paese si confermano il nord-ovest (dove risiede il 26,7% di tutta la popolazione) e il sud (23,0%), seguite dal centro (19,9%), dal nord-est (19,4%) e infine dalle isole (11,0%).

A livello regionale, il primato negativo in termini di perdita di popolazione è del Molise (-1,14%), seguito da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%). All’opposto, aumenta la popolazione nelle province di Bolzano e Trento (rispettivamente +0,30% e +0,27%), in Lombardia (+0,16%) ed Emilia-Romagna (+0,09%).

Al centro-nord gli stranieri sono più del 10% della popolazione

Sul fronte dei cittadini stranieri, emerge che gli immigrati risiedono soprattutto nel nord e nel centro. Il primato di presenze, in termini assoluti, va alle regioni del nord-ovest con 1.792.105 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,8%) del totale degli stranieri in Italia. Un cittadino straniero su quattro risiede nelle regioni del nord-est e in quelle del centro. Più contenuta è la loro presenza nel sud (12,1%) e nelle isole (4,8%). Se rapportiamo la popolazione residente straniera a quella totale si conferma un’incidenza superiore al 10% al centro-nord, dato in linea con quello del 2018. Anche al sud il rapporto resta stabile, ma più moderato rispetto al resto del Paese: 4,6 residenti stranieri per cento abitanti nel sud e 3,9 nelle isole.

Aumenta ancora l’emigrazione di cittadini italiani

Altro dato allarmante è quello relativo a chi lascia il nostro Paese. Se il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%), prosegue purtroppo l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani: nel 2019 si sono trasferiti all’estero in 126mila (+8,1%) mentre i cancellati per l’estero dalle anagrafi sono stati in tutto 182.154, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente. Un vero e proprio fuggi fuggi dall’Italia, insomma.

Peggiora ancora il rapporto tra nati e morti (-214mila)

Ancora una volta si registra un deficit significativo di “sostituzione naturale” tra nati e morti, in linea con la tendenza negativa in atto ormai da diversi anni. Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti è di -214mila unità. Il saldo naturale della popolazione è negativo in tutte le regioni. Unica eccezione, la provincia autonoma di Bolzano, che prosegue il suo trend positivo. Il tasso di crescita naturale, che si attesta a -3,6 per mille a livello nazionale, varia dal +1,5 per mille di Bolzano al -8,1 per mille della Liguria. Anche Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano livelli del saldo naturale particolarmente accentuati, superiori al -5,5 per mille.

Deficit di nascite rispetto ai decessi riguarda solo i cittadini italiani

Il dato più significativo è che il deficit di nascite rispetto ai decessi si deve interamente alla popolazione di cittadinanza italiana (-270 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta positivo (+55.510). Ciò significa che mentre gli italiani si invecchiano e non fanno più figli, gli immigrati continuano ad aumentare.

Aumentano i decessi per via dell’invecchiamento demografico

Nel 2019 i decessi ammontano a 634mila unità, con un lieve aumento rispetto al 2018 (soltanto 1.300 in più). L’aumento del numero di decessi si registra su tutto il territorio, con un incremento più consistente nelle isole (+1,7%). Solo il nord-ovest registra una lieve diminuzione (-0,7%). Il maggior numero di decessi coinvolge le donne (52,1%), con un rapporto di 108,9 ogni 100 uomini, e solo l’1,2% riguarda cittadini stranieri. Il tasso di mortalità è pari a 10,5 per mille, varia da un minimo di 8,4 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 13,8 in Liguria. L’Italia insomma è sempre più un Paese per vecchi. Con l’accentuato invecchiamento demografico, la tendenza all’aumento dei decessi è in parte strutturale, dovuta proprio all’elevata età media della popolazione.

Adolfo Spezzaferro