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Roma, 12 giu – La procura di Bergamo sentirà oggi Giuseppe Conte sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro nel momento più critico dell’epidemia di coronavirus, ai primi di marzo. Il premier verrà ascoltato come persona informata sui fatti. Con lui i pm – che stanno conducendo le indagini per epidemia colposa – sentiranno anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e quello della Salute Roberto Speranza. Dal canto suo, Conte si mostra tranquillo e in una serie di interviste pubblicate oggi – praticamente in fotocopia – dai principali quotidiani ribadisce che “anche oggi rifarebbe tutto come prima, ossia non istituirebbe la zona rossa“. Un’autodifesa convinta di quell’ordine mai giunto a militari e forze dell’ordine schierati per chiudere la Val Seriana nella Bergamasca la sera del 5 marzo.

Conte: “Ho agito con coscienza”

“Le cose che dirò al pm, come persona informata sui fatti, non le posso anticipare. Riferirò doverosamente tutti i fatti a mia conoscenza”, ha fatto sapere il premier. “Non sono affatto preoccupato, il mio non è un atteggiamento di arroganza o di sicumera, ci confronteremo venerdì (oggi, ndr) e riferirò tutti i fatti di cui sono a conoscenza in piena serenità”. Conte ha spiegato che “ogni volta che ho preso una decisione è stata difficile, dietro tanti morti e tante persone che hanno sofferto, ma io sono sereno, ho agito con coscienza e sono stato affiancato, oltre che dai ministri, da esperti e abbiamo cercato di fare tutto il possibile per salvaguardare la comunità nazionale”. Il premier mostra sicurezza anche in merito all’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul Covid-19: “Tutte le indagini e le inchieste ben vengano, i cittadini hanno il diritto di conoscere e noi che abbiamo responsabilità di rispondere. Se c’è la richiesta di istituire un’indagine parlamentare non sta a me commentarla ma al Parlamento decidere, ed è giusto che ci si renda subito disponibili. Per quanto riguarda” l’emergenza affrontata sin qui, “in tutti questi mesi abbiamo sempre comunicato in modo molto trasparente, sono tranquillo ma non lo dico con arroganza, ma con la consapevolezza di chi ha agito in scienza e coscienza”.

Il premier dovrà rispondere dei militari pronti a chiudere la Val Seriana e poi ritirati

La situazione è delicata. Come è noto, Conte ribadirà anche davanti ai pm giunti a Roma che la Regione Lombardia aveva gli strumenti tecnici per agire in autonomia come hanno fatto altre regioni. Ma che il governo avesse preso l’iniziativa è dimostrato dal dispiegamento di forze per istituire la zona rossa. Militari che inspiegabilmente poi sono stati ritirati. Come sappiamo, alla fine Conte con un Dpcm in vigore dal 10 marzo preferì istituire una “zona arancione” in tutta la Lombardia e una “zona di sicurezza” a livello nazionale.

Pm dovranno valutare se si trattò di sole scelte politiche o se ci sono responsabilità penali

Ebbene, concluse le audizioni romane di Conte e i due ministri coinvolti, i pm bergamaschi, che sulla vicenda hanno già sentito il presidente della Lombardia Attilio Fontana (che sostiene che spettava al governo istituire la zona rossa) e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, dovrebbero cominciare a tirare le fila e stabilire se la vicenda della mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, dove – lo ricordiamo – nei giorni in esame era esploso un focolaio che ben presto si rivelò il più grave di tutta Italia, sia da ascrivere alle sole scelte politiche o se ci siano o meno responsabilità penali e a chi imputarle.

Possibile che gli atti passino al Tribunale dei ministri

Nell’eventualità in cui si dovessero ipotizzare responsabilità a carico di esponenti del governo durante l’esercizio della funzione, il procedimento dovrebbe essere trasmesso al Tribunale dei ministri del distretto, in tal caso quindi a quello che ha sede presso la Corte d’Appello di Brescia. In ogni caso la ricostruzione dei fatti tra fine febbraio e inizio marzo servirà per avere un quadro più chiaro anche sugli altri filoni di indagine, come  quello sull’anomala riapertura del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano lo scorso 23 febbraio e le morti nelle Rsa bergamasche.

Gli esperti si smarcano: “Noi chiesta zona rossa il 3 marzo”

Tornando alla mancata zona rossa, quello che sappiamo per certo è che il 3 marzo l’Istituto superiore di sanità aveva chiesto di chiudere i due comuni interessati da un aumento esponenziale delle vittime di Covid-19. Proprio ieri Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, ha spiegato che è stata sollevata “l’attenzione sulle aree dove c’erano il numero maggiore di casi e sono state fatte, con una tempistica stringente e non perdendo assolutamente tempo, tutte le analisi che hanno permesso al decisore politico di fare le scelte del caso“. Un modo formale – quello di Locatelli – per ribadire che la responsabilità è tutta politica. In tal senso fa fede la nota inviata a Palazzo Chigi da Silvio Brusaferro in cui il presidente dell’Iss scrive che “pur riscontrandosi un andamento della curva epidemiologica simile ad altri Comuni della Regione Lombardia, i dati in possesso rendono opportuna l’adozione di un provvedimento per inserire Alzano Lombardo e Nembro nella ‘zona rossa’“. Come è noto, Conte ha preferito aspettare e prendere provvedimenti restrittivi per l’intero territorio nazionale.

Lamorgese dovrà rispondere dei colloqui con il prefetto di Bergamo

Ma qualcosa non torna. Per esempio, oggi la titolare del Viminale dovrà rendere conto dei colloqui con il prefetto di Bergamo visto il dispiegamento di centinaia di unità tra forze dell’ordine e militari nell’area interessata. L’ordine di chiudere tutto come è noto non arrivò mai. Ma quei militari non poteva averli mandati Fontana, bensì il governo. Su questo i pm dovranno fare luce per assegnare responsabilità a una delle parti – Regione Lombardia o Palazzo Chigi – o a entrambe. Quel che resta purtroppo è che l’epidemia – colposa o meno che sia – in quell’area in quei giorni ha fatto molte vittime. E forse quei morti si sarebbero potuti evitare.

Adolfo Spezzaferro

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