maròRoma, 10 gen – Due giorni fa un articolo di Libero a firma di Chiara Giannini riapriva l’annosa questione dei due Marò italiani accusati dall’India dell’omicidio di due pescatori. Altri giornali riprendendo il titolo dell’articolo hanno posto l’accento sulla presenza di contractors privati a protezione della petroliera greca Olympic Flair, sempre più pesantemente indiziata di essere essa stessa coinvolta nella morte dei due pescatori. Occorre fare chiarezza perché la vicenda (compresi i sospetti sulla Olympic Flair) si dipana ormai da quasi quattro anni e sta diventando sempre più complessa dal punto di vista fattuale e ricostruttivo. Come molti ricorderanno il sottoscritto è riuscito a imprimere una svolta significativa alle conoscenze sulla vicenda riuscendo a fine agosto 2015 ad ottenere dal Tribunale di Amburgo (dove è iniziata la causa internazionale) gli allegati alle “Osservazioni scritte” indiane, seguite pochi giorni dopo dagli allegati presentati dall’Italia a sostegno delle dichiarazioni dell’avvocato che la rappresenta Sir Daniel Bethlehem.

L’analisi di questi documenti ha preso alcuni mesi di lavoro; l’ultimo esaminato è stato lo “Annex3 – Charge Sheet”, che rappresenta il documento finale degli inquirenti indiani presentato alla magistratura indiana come ricostruzione dei fatti a maggio 2012 (quindi entro circa tre mesi dai fatti). Ovviamente il sottoscritto l’ha esaminato dal punto di vista della difesa, evidenziando i punti di debolezza di questo che a tutti gli effetti è un impianto accusatorio. Sarebbe a dire: se fossi in Tribunale da perito giudiziario “come contesterei il Charge Sheet?”. In primis per la “omissività delle indagini”, più volte denunciata. A fronte di indizi oggettivi su potenziali colpevoli diversi dagli “italiani”, non appare la minima indagine fatta dagli inquirenti indiani e nemmeno si fa cenno all’esistenza di questi indizi. Poichè questi indizi ci sono, e pesantissimi, gli inquirenti indiani avrebbero avuto il dovere di portarli a conoscenza della loro magistratura. Le indagini coscientemente omissive prefigurano le indagini pregiudizievoli e quindi l’assenza di un giusto processo come invece deve essere garantito in qualsiasi “Stato di Diritto” del mondo.

In questo caso stiamo contestando il Charge Sheet ma gli inquirenti indiani hanno rinunciato coscientemente ad un ruolo Super Partes già il secondo giorno dopo i fatti, portando sotto la murata della Enrica Lexie un falso peschereccio St. Antony (quello vero era a circa 150 km a sud, nel porto di Neendakara) per fare le fotografie da un aereo e mostrare al mondo “il Carnefice”, “la Vittima” e “il Giustiziere” (la nave guardacoste Samar). Quindi niente “giusto processo”, il Charge Sheet certifica quello che è apparso da innumerevoli atti degli inquirenti indiani: il pregiudizio. Questo il link del documento integrale di analisi dello Annex3 – Charge Sheet. olimpic flair

La Olimpic Flair – La vicenda della petroliera greca è ben nota. I greci denunciano di aver subito un attacco da parte di “due imbarcazioni” pirata con circa 20 persone a bordo, alle 22:20 (ora indiana) mentre erano all’ancora in una posizione geografica precisa (09:57N – 076:02E ), circa a 2,5 miglia a Sud del terminale petrolifero del porto di Kochi (dove verrà dirottata anche la Enrica Lexie).

I greci mentono, già si sapeva: 1) prima mentono sull’attacco pirata, negano di averlo subito. Ma poi emerge la copia del loro rapporto all’IMO (International Maritime Organization). La conferma l’abbiamo avuta grazie al giornalista Gian Micalessin che telefona all’armatore e registra la telefonata, poi con la pubblicazione del rapporto IMO. 2) Mentono negando la presenza di personale a difesa della nave. Solo nel 2013 il giornalista Ennio Remondino intervistando l’armatore gli fa ammettere che a bordo c’erano contractors della società specializzata Diaplous. 3) Non possiamo sapere se è vero che erano all’ancora nella posizione che dichiarano, perché tenevano il sistema AIS spento (per una settimana a cavallo del giorno dei fatti). E quindi gli inquirenti indiani, a fronte di una denuncia di attacco pirata nelle stesse ore e nelle stesse acque, montano l’operazione aereonavale per “catturare” la Enrica Lexie ma ignorano allegramente la Olympic Flair.

Le novità derivano dall’esame del libro di bordo della Lexie, depositato a Amburgo dall’Italia ed i cui passi significativi sono inseriti proprio nella analisi dello “Annex3 Charge Sheet” e riportati puntualmente nell’articolo di Libero, i quali forniscono importanti e nuove informazioni sugli indizi a carico della Olympic Flair: 1) L’orario (22:20 IST) e il luogo dell’attacco (2,5 NM a sud del terminale petrolifero) da due barche di pirati è palesemente falso: mezz’ora prima in quel punto la Enrica Lexie vi aveva gettato l’ancora accompagnata da due navi e un aereo della Guardia Costiera. E’ assurdo pensare che avendo in vista la Enrica Lexie, i guardacoste Samar e Lakshimibai, e sulla testa il Dornier che ronzava dalla Olympic Flair, subiscano l’attacco pirata senza chiedere aiuto. Come pure è assurdo che le due barche pirata vedendo chiaramente lo stesso schieramento vanno ad aggredire la petroliera greca. Quindi i greci mentirono ancora una volta, su posizione e orario. 2) Esiste un riscontro riportato nel libro di bordo della Enrica Lexie per cui alle 18:30 IST l’attacco pirata contro la Olympic Flair era già avvenuto, la cosa era a conoscenza della Guardia Costiera indiana che aveva sequestrato le due barche pirata. Infatti si legge di una telefonata della Guardia Costiera alla Enrica Lexie avvenuta alle 18:30 in cui la Guardia Costiera comunica: “told us that they had been informed about the suspect pirate attack, as a result, had seized two crafts”.
(Trad. “ci hanno detto che erano stati informati sul sospetto attacco pirata, e come risultato, hanno sequestrato due imbarcazioni”). enrica lexie
E dove stanno il 12 febbraio 2012 due imbarcazioni pirata se non nella denuncia dell’attacco alla Olympic Flair? Vogliamo sostenere che sia un caso, una coincidenza? Se qualcuno se la sente facesse, padronissimo.

Quindi i greci mentono sempre: sull’attacco che all’inizio negano, sui contractors, sull’orario, sulla posizione. E infine se le due barche pirata alle 18:30 erano già sequestrate mentono anche su come si sono svolti i fatti: i greci dichiarano infatti che semplicemente “hanno fatto ammuina” e i pirati sono fuggiti. E mente anche la Guardia Costiera. Perché naturalmente del fatto che alle 18:30 aveva già sequestrato le due barche che attaccano la Olympic Flair non c’è traccia da nessuna parte, né nel “Charge Sheet” né altrove. Per cui questa vicenda di accuse montate contro “gli italiani” chissà che impicci ha sotto. Abbiamo il diritto di contestare accuse montate con questi sistemi o dobbiamo esercitare la virtù dei maggiordomi, il silenzio?

Conclusioni – Se la magistratura indiana volesse credere a tutte le balle greche e tutte le balle dei propri inquirenti (ne abbiamo una marea, dalle “prove scientifiche” alle “testimonianze fotocopia”) padronissima. Ma Latorre e Girone non c’entrano niente e dichiarare che “l’Italia cerca compassione”, come ha fatto il rappresentante della Republic of India a Amburgo di fronte a questa deprimente situazione di cui non siamo noi a doverci vergognare, appare assai stravagante.

Luigi Di Stefano

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Commenti

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1 commento

  1. Fino a quando dal 2011 c è un governo anti italiano che giustifica chi va in piazza urlando a morte i maro ( i filmati si trovano in rete ) non credo che per paese cambi nulla , la finta opposizione in parlamento di chi doveva cambiare il mondo ….e’ da piangere
    Quando sarà sicuro il governo in carica utilizzerà la loro liberazione prendendosi pure il plauso ed i voti ….e le pecore abboccheranno credendo di essere pesci

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