Napoli, 15 giu – Attimi di grande tensione ieri sera a Napoli in piazza Bellini. Una piccola folla composta da anarchici partenopei ha insultato, accerchiato e minacciato una pattuglia di polizia che stava effettuando i consueti controlli anti-Covid in una zona della movida. La richiesta degli agenti di esibire i documenti e di rispettare le regole di distanziamento ha innescato una reazione violenta nella comitiva. La scena è stata filmata da un testimone ed è immediatamente rimbalzata sui social.

Secondo quanto comunicato dalla questura i poliziotti hanno riportato contusioni e le auto di servizio hanno subito danni. «Gli operatori delle Volanti hanno gestito la situazione con equilibrio, a fronte di un inaccettabile comportamento aggressivo e minaccioso di decine di persone», queste le parole del questore di Napoli, Alessandro Giuliano. «Verranno svolte indagini per individuare i responsabili di queste condotte», ha chiosato. Fa da contraltare alle dichiarazioni delle forze dell’ordine il comunicato rilasciato dal centro sociale Insurgencia, nel quale militano gli anarchici protagonisti della vicenda. «Mentre in tutto il mondo si sollevano proteste contro gli abusi in divisa, nella nostra città si respira un clima sempre più preoccupante. Non permetteremo una militarizzazione delle nostre strade, né che si ripetano ancora fenomeni di repressione e di abusi a cui abbiamo assistito stasera», conclude vagamente minaccioso il comunicato.

«È sempre la stessa tarantella. In Piazza Bellini si raduna sempre una folla ingovernata, spesso ingovernabile e spesso formata da individui che negli anni si sono contraddistinti per atti violenti contro lo Stato, messi in atto dai componenti dei centri sociali, la teppaglia che occupa abusivamente palazzi della città e organizza manifestazioni violente» contro i funzionari di polizia, ha denunciato su Facebook il giornalista Stefano Albamonte, postando il video, della durata di otto minuti, che mostra gli agenti assediati e minacciati dagli esponenti dei centri sociali «mentre dietro altri manifestanti rovesciavano cassonetti della spazzatura e sparpagliavano vetri sul selciato». «Ieri sera – ha concluso Albamonte – sarebbe bastato esibire i documenti di identità alle autorità, invece di inscenare la solita sceneggiata napoletana».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Sbaglio o la polizia aveva già dichiarato in un comunicato di non avere intenzione di andare in giro col metro in mano o controllare se hai il bavaglio o altre caxxate. Bene, allora se ne stiano a casa, o meglio vadano ad acchiappare i ladri, e non rompano.

  2. Quando mai i centri sociali hanno avuto problemi……… intoccabili, impuniti,zone di traffici e spaccio libero,non esistono regole per i comunistoidi utilizzatori di cannabis e marijuana varia………un bel casino…… tutto gli è concesso in nome di una violenta dittatura di sinistra penta piddina………. auguri

  3. Riflessione generale oltre il particolare fatto. Contro lo Stato non è sempre reato: vi sono tempi di rivolta e tempi di rispetto.
    Non sempre ciò che è giusto è legale, come ciò che è legale non è sempre giusto.
    Paladini di un assoluto giustizialismo all’occorrenza e insieme rinnegarlo nelle avverse contingenze: una linea sporca che che pecca di chiarezza. Siamo noi amici e fautori di questo Stato o nemici dell’ordine costituito? Chi siamo più? Un sito internet? Un giornale periodico? Un movimento economico oppure uno di pensiero? Un po’ tutto sotto il guscio, e quindi niente (più)

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