Londra, 21 nov – La Londra inclusiva e multietnica amministrata da Sadiq Khan è diventata la capitale europea degli accoltellamenti, tanto da essere chiamata “Stab City”, la città delle coltellate. Con un tasso di criminalità più alto di quello di New York, dall’inizio del 2019 il conteggio degli omicidi è arrivato a 120.

Soluzione-tampone

Le aggressioni con armi bianche sono diventate talmente frequenti nella City che nelle prossime settimane saranno presto distribuiti dei “kit anti dissanguamento” in centinaia di locali notturni londinesi, come misura-tampone per bloccare temporaneamente le emorragie delle ferite da taglio fino all’arrivo dei paramedici sul luogo dell’incidente. Il kit include un laccio emostatico, bende e una coperta termica di alluminio.

La promotrice

Ideatrice dell’iniziativa è Lynne Baird, che nel 2017 ha perso suo figlio, pugnalato a morte nel corso una serata fuori con gli amici. Lynne è convinta che il ragazzo si sarebbe potuto salvare se avesse avuto a disposizione uno di questi kit sul luogo dell’accoltellamento. A Londra un’ambulanza impiega mediamente sette minuti per raggiungere un paziente dopo la chiamata: nel caso di lesioni gravi o gravissime, quei sette minuti sono un lasso di tempo considerevole. Disponendo di una soluzione-tampone si risparmia tempo prezioso e si abbassano le probabilità di una morte per emorragia.

Una strage

L’iniziativa è stata accolta positivamente dalla polizia di Londra: ben 320 kit saranno distribuiti nei locali di tutta Londra aperti fino a tarda notte. Il vice commissario della City of London Police, Alistair Sutherland, ha così commentato l’iniziativa: “Questi kit ci aiuteranno a rendere la città più sicura”. Forse una città meno “tollerante”, “aperta” e con maggiori controlli sarebbe più sicura di qualche kit distribuito per ritardare la morte di tanti poveretti: secondo i dati della Metropolitan Police, i crimini con coltelli sono aumentati esponenzialmente negli ultimi cinque anni. Tra il 2015 e il 2016 i casi erano 9740 –  5100 in meno rispetto a oggi. Un’ecatombe.

Cristina Gauri

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