Roma, 8 ott – Giovanni Brusca resta in carcere: la Cassazione ha respinto la richiesta dei suoi legali di ottenere i domiciliari. Il boss di San Giuseppe Jato continua dunque a scontare la sua pena a Rebibbia. La procura generale nella sua requisitoria aveva chiesto ai giudici di non concedere i domiciliari al boss di Cosa nostra. “Giovanni Brusca terminerà di scontare la sua pena in carcere nel 2022, se la Cassazione non accoglierà la richiesta di collocarlo ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perché ha uno ‘sconto’ di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario. Nel suo parere negativo alla detenzione domiciliare, il Pg della Cassazione ha condiviso le motivazioni del Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si sia ravveduto a sufficienza“, ha dichiarato l’avvocato Antonella Cassandro.

Al killer di Capaci attribuiti 200 morti

Brusca, come riporta il Corriere della Sera, ha fatto ricorso contro l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che lo scorso 12 marzo ha respinto la sua domanda. I giudici nelle motivazioni ricordarono che il boss mafioso ha commesso una lunga serie di omicidi ma “non ha mai chiesto perdono alle vittime”. Arrestato nel maggio del 1996, Brusca ha iniziato a collaborare con la giustizia, ha scontato finora 23 anni di carcere e gli restano ancora due anni, ma la sua istanza giustamente ha scatenato proteste e sdegno. Gli sono attribuiti 200 morti. Sul caso sono intervenuti diversi familiari di vittime di Cosa nostra. Come Nicola Di Matteo, fratello di Giuseppe, ucciso e sciolto nell’acido a 15 anni proprio su ordine del boss di San Giuseppe Jato per punire il padre, il pentito Santino Di Matteo, che aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Brusca è anche il boss che materialmente schiacciò il tasto del telecomando collegato all’esplosivo nascosto sotto l’autostrada nella strage di Capaci.

Maria Falcone: “Cassazione ha dato risposta a una richiesta di giustizia”

“Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento”, ha ricordato Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente della Fondazione che porta il nome del magistrato assassinato dalla mafia. “Ricordo ancora – ha fatto presente la Falcone – che Giovanni Brusca proprio grazie alla collaborazione con la giustizia ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l’ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso – tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido a 15 anni – ha usufruito di 80 permessi. Con la sua decisione la Cassazione ha dato una risposta alla richiesta di giustizia dei tanti cittadini che continuano a vedere nella mafia uno dei peggiori nemici del nostro Paese. Se si accetta che per un fine superiore vengano concessi benefici ai criminali che collaborano con lo Stato, resta però inaccettabile la concessione di sconti ulteriori a chi si è macchiato di delitti tanto efferati”, ha concluso.

Salvini: “In galera fino all’ultimo giorno, lavorando”

“Un assassino, il killer della strage di Capaci, un mafioso libero di tornare a casa? Ma stiamo scherzando? In galera fino alla fine dei suoi giorni, non facciamo rivoltare nelle loro povere tombe i troppi morti per mano della mafia. Fare uscire Brusca dal carcere sarebbe disumano. Chi toglie una persona al padre, alla madre, alla moglie, ai figli, merita di tornare a casa? No. In galera fino all’ultimo giorno, lavorando“, è il commento del leader della Lega Matteo Salvini in un video su Facebook.

Adolfo Spezzaferro

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