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omicidio di fermo nigerianoFermo, 27 set – Provate a immaginare: per un motivo tutto da accertare vi ritrovate con un corpo contundente in mano, diciamo un segnale stradale, e con lo stesso state malmenando un altro soggetto X. Ora, non serve essere un investigatore di Csi per capire che sull’oggetto contundente di cui sopra ci saranno sicuramente tracce genetiche di X. E poi magari anche le vostre, ma non è detto. Nonostante tale evidenza empirica, le indagini sull’omicidio di Fermo sembra stiano imboccando la strada della trappola per Amedeo Mancini, l’uomo accusato di aver ucciso lo scorso 5 luglio il nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi. Sembra infatti che il test del Dna realizzato dal Ris non avrebbe riscontrato la presenza di tracce biologiche dell’immigrato sul cartello stradle che è al centro dell’indagine.



Chi ha usato l’arma impropria per colpire chi? Ben 7 testimoni oculari sostengono che Emmanuel l’abbia usato per colpire Mancini. La moglie della vittima, invece, ha testimoniato il contrario. È un punto fondamentale, perché è quello il momento in cui la colluttazione ha avuto inizio: è stato Mancini a scagliarsi sin da subito contro l’inerme Chidi Nnamdi o è stato costui che, in risposta a un presunto insulto razzista, avrebbe alzato per primo le mani, avendo poi la peggio in seguito a un pugno dell’aggredito? Come abbiamo visto, le testimonianze oculari vanno tutte in quest’ultimo senso. Ebbene, ora i Ris dicono che sul paletto in questione ci sono solo tracce dell’italiano, nessuna del nigeriano. E, chissà perché, i media politicamente corretti interpretano la notizia come una sconfessione delle testimonianze in favore di Mancini. Davvero strano, dato che invece il risultato è leggibile anche al contrario, e con ben maggiore plausibilità logica: è l’uomo colpito (Amedeo Mancini) che lascia tracce biologiche, non chi sta colpendo.

Possibile, al contrario, che Emmanuel sia stato colpito con violenza con il cartello stradale senza lasciare neanche una macchiolina di sangue o un brandello di vestito sull’arma impropria? Del resto sono state messe a verbale delle lesioni oggettive sul corpo di Mancini. Come se le sarebbe fatte, se in questa storia viene dipinto come il brutale aggressore di un uomo inerme che non si è mai neanche difeso? Insomma, la presunta “prova” contro Mancini sembra proprio una prova in suo favore. A meno che non si decida di sospendere d’ufficio la logica per ragioni di correttezza politica.

Giorgio Nigra

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