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Roma, 4 nov – Quello che butti fuori dalla porta rientra dalla finestra. O dalla Alan Kurdi. Era stato allontanato dal territorio italiano nel 2015 per spaccio di stupefacenti, ma – guarda che combinazione – le autorità italiane lo hanno ritrovato ieri a bordo della Alan Kurdi appena sbarcata a Taranto con il suo carico di “disperati scappati dalla guerra e dai lager libici”. Si tratta di un nigeriano, ora arrestato dalla Squadra mobile della città pugliese.

A coadiuvare gli agenti nell’operazione c’erano gli uomini delle Fiamme gialle, che dopo gli accertamenti di rito hanno identificato l’africano, scoprendo i suoi numerosi precedenti che l’hanno portato all’espulsione, circa 4 anni fa. Lo rivela Agi. Il nigeriano, in particolare, era attivo come spacciatore nella zona di Casal di Principe, nel casertano, dove è stato arrestato. Alcuni mesi dopo per lui è arrivato il foglio di via e l’accompagnamento verso l’aeroporto. L’arresto nel casertano è emblematico: diverse ramificazioni della mafia nigeriana fanno riferimento alla zona per lo smistamento e spaccio di stupefacenti, per il racket della prostituzione e la tratta di esseri umani provenienti dall’Africa subsahariana.

La nave Alan Kurdi dell’Ong tedesca Sea Eye è arrivata ieri smattina al porto di Taranto con il suo carico di 88 clandestini, recuperati circa una settimana fa in una missione che non ha mancato di creare tensioni con la Guardia costiera libica. Poche ore dopo l’inizio del trasbordo da un gommone in avaria, la Alan Kurdi era stata circondata da alcuni mezzi della Guardia Costiera libica. Ne è nato un momento di tensione, in cui i libici hanno esploso anche alcuni colpi di avvertimento in mare. Il Viminale aveva autorizzato lo sbarco questo sabato. Dopo i soccorsi, sono scattate le operazioni di identificazione che hanno quindi portato alla scoperta del pusher nigeriano espulso nel 2014. Non è la prima volta, e siamo certi che – purtroppo – non sarà nemmeno l’ultima.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Si chiama Cavallo di Troia, i nemici che aprono le porte agli invasori, sono gia’ dentro le mura. Strano che erano riusciti ad espellerlo accompagnandolo a casa, in svizzera, che aderito allo schengen, la comunita’ europea ha accolto il ricorso di un nigeriano, sempre spacciatore, che poaretto aveva moglie e figli in svizzera, oltre al diniego dell’espulsione la svizzera e’ stata multata di 700(settecento) euri. Alla domanda chi sono i traditori? tutti! Anche il cittadino babbeo.

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