Catania, 25 mag — Una vera e propria guerra, senza esclusione di colpi — anche i più turpi — condotta verso i titolari di pompe funebri concorrenti: presidiavano militarmente, anche durante le ore notturne, le camere mortuarie dell’ospedale di Caltagirone per accaparrarsi per primi i parenti dei pazienti deceduti a cui avrebbero offerto i servizi di onoranze funebri. E’ questa l’accusa contestata a nove persone, tutte destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Catania.

Le accuse sono pesanti. Secondo quanto riportato da Ansa Sono i titolari delle pompe funebri sono indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere, illecita concorrenza con minaccia o violenza, violazioni di sepolcro, furti aggravati, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, minaccia, interruzione di un ufficio o servizio pubblico, nonché di minaccia a pubblico ufficiale ed istigazione alla corruzione.

Il racket delle pompe funebri a Caltagirone

Dall’inchiesta, nominata molto evocativamente Requiem, è emerso che gli indagati «si sono resi protagonisti di innumerevoli ingressi abusivi all’interno delle sale mortuarie». Essi avrebbero «danneggiato e distrutto gli arredi funerari delle ditte concorrenti, distrutti i biglietti pubblicitari» e «strappato dalle salme, una volta a quella di un feto, i ‘talloncini identificativi’ per rintracciare, prima degli altri concorrenti, i parenti dei defunti a cui proporsi per le onoranze funebri».

Furti sulle salme 

Il racket non riguardava solo i servizi di pompe funebri, ma anche «il trasporto di degenti non deambulanti». Si legge nelle carte: «con Onlus a loro riconducibili, monopolizzavano le attività di trasporto dei degenti non deambulanti con ambulanze private». Si tratta di una vera e propria «occupazione dell’ospedale con minacce di morte ed aggressioni, anche fisiche del personale sanitario che, per l’emergenza Covid, aveva tentato di allontanarli dal pronto soccorso».

Altri episodi, ripresi con telecamere nascoste piazzate dai carabinieri del comando provinciale di Catania, riguardano furti di gioielli sul cadavere di un defunto, o di un rosario strappato alla mano di una salma dentro a una bara, nonché «danneggiamenti e furti alle imprese concorrenti».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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