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Roma, 8 ott – Tò, chi si rivede. La Open Arms è tornata di nuovo in missione. Dopo l’estenuante braccio di ferro agostano con le autorità italiane, conclusosi con la totale calata di braghe del governo che ha concesso lo sbarco e ha predisposto un sequestro-barzelletta dell’imbarcazione, la nave Ong ha fatto di nuovo la sua apparizione nel Mediterraneo. E non ha perso tempo, né a recuperare un carico di immigrati né a puntare il dito contro l’Europa.



Di nuovo in mare

La stessa Ong ha annunciato con un tweet la ripresa delle operazioni, con tanto di video: «Quaranta persone su un’imbarcazione di legno nell’oscurità, tra loro un bimbo e un bebé. Li abbiamo trovati così. Per fortuna hanno trascorso la notte a bordo Open Arms». E poi arriva l’accusa di Oscar Camps, fondatore della Ong: «L’omissione di soccorso da parte degli Stati europei è sistematizzata e consapevole», spiegando che l’imbarcazione in legno sulla quale si trovavano gli immigrati «era in precarie condizioni di navigazione con 44 persone a bordo, tra cui 4 donne e 2 bambini piccoli». Secondo l’Organizzazione è «una vergogna quello che sta accadendo nel Mediterraneo Centrale», e richiamando la tragedia di ieri avvenuta davanti a Lampedusa, spiega che «erano almeno tre gli assetti aerei che perlustravano la zona, la verità è che si sa tutto, ma nessuno interviene, le persone si lasciano morire senza che venga prestato loro soccorso».

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E Malta cala le braghe

Nel frattempo le autorità maltesi si sono subito inginocchiate dando il via libera alle operazioni di approdo per «far sbarcare in sicurezza i 44 naufraghi a bordo che hanno bisogno di cure e assistenza immediata». L’operazione di soccorso si è svolta di notte a 50 miglia da Lampedusa in zona Sar maltese.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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