Messina, 24 giu – Sbarchi a go go in Sicilia, e non solo, si registrano in questa seconda parte del mese che fanno schizzare, ancora una volta, il numero dei clandestini che entrano nel nostro Paese grazie soprattutto alle Ong, ingombrante presenza nel Canale di Sicilia. Il ministro Lamorgese fischietta ma dall’inizio dell’anno ad oggi la cifra degli sbarcati sfiora le 26mila unità, quando l’anno scorso si era sotto i ventimila (sempre troppi) e nel 2020 si veleggiava sui seimila, quantità che stava per “costringere” tanti imprenditori della famigerata accoglienza ad approssimarsi alla chiusura delle loro tanto lucrose attività. Azione prontamente scongiurata, e siamo ironici, dal cambio di rotta della politica italiana a dispetto delle emergenze legate ad una pandemia con fine mai, e al sopraggiungere di nuovi e seri problemi per il nostro Paese che, senza tema di smentita, stanno proprio mandando alla rovina.

Le Ong più attive che mai

Tant’è che ormai è diventato un bollettino di guerra: mercoledì scorso a Messina la Sea Eye 4 ne ha scaricati 476 dopo 9 giorni di su e giù in prossimità delle coste siciliane; ieri mattina intorno alle 10 la Aita Mari ne ha fatti sbarcare 112; la Sea Watch 4 ne ha ben 304 (8 sono state già portati sulla terraferma) ed è in attesa del porto, nel frattempo fa avanti e indietro tra Pozzallo e Porto Empedocle. Il bollettino dei numeri non finisce qui perché la Louise Michel è sempre davanti alla Libia pronta a ricevere segnalazioni per andare a prelevare un nuovo carico; la Resq People ha lasciato ieri Porto Empedocle con prua verso sud, ed oggi è previsto l’arrivo a Lampedusa; infine la Geo Barents, che ha ultimato il bacino di carenaggio nel porto di Napoli, da cui è partita mercoledì, si trova al largo della costa occidentale siciliana, prua sempre rivolta alla Libia.

Le rotte principali

La rotta privilegiata, quella dai numeri esorbitanti, è dunque quella che le Ong percorrono giornalmente Libia-Sicilia. Ma non è l’unica, come spesso ci ricordano le notizie di cronaca che arrivano da Calabria e Puglia, meno spesso dalla Sardegna. Al secondo posto numericamente parlando potremmo inserire quella dalla Tunisia, con barche di fortuna, sia verso la Lampedusa che verso Pantelleria, entrambe più vicine all’Africa che alla Sicilia. In quest’ultima isola il 20 giugno erano presenti 161 clandestini, di cui 120 sono poi stati trasferiti con nave di linea a Trapani dove si è proceduto con l’identificazione, fotosegnalamento e successivamente provvedimenti giudiziari o amministrativi.

Sbarchi continui, ma Lamorgese pensa solo all’accoglienza

In provincia di Trapani ci sono stati 107 eventi (con 1.458 sbarcati) di cui ben 84 a Pantelleria, per un totale di 1.310 clandestini in una delle perle siciliane che conta poco più di settemila abitanti. Non ci stanchiamo di ripetere che la situazione è grave, è sempre più fuori controllo, e che il silenzio assenso della politica italiana in generale – e di quella siciliana in particolare – non è più tollerabile. Ieri però una voce si è sentita, quella del ministro dell’Interno, riportata anche sulle nostre colonne: la signora Lamorgese ha dichiarato che gli attuali luoghi per “l’accoglienza” non bastano più. Orsù giovani siciliani, calabresi e pugliesi non espatriate, non cercate lavoro fuori dai confini patrii, diventate anche voi professionisti del nuovo business. E’ il mercato degli schiavi 3.0.

Emanuela Volcan

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta