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No TapLecce, 3 mag – E’ delle ultime ore la notizia secondo cui le condizioni fisiche del dottor Giuseppe Serravezza sarebbero peggiorate a causa del perdurare dello sciopero della fame e della sete a cui si è sottoposto da ormai sei giorni. L’oncologo, da tempo schierato in prima linea nella battaglia salentina contro la costruzione del gasdotto Tap a Melendugno, continuerà fino a quando le sue richieste non troveranno accoglimento.

Il presidente della Lega Tumori di Lecce, Marianna Burlando, ha oggi inviato l’ennesimo appello al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, affichè “ascolti le ragioni del locale dissenso e apra a dialogo e a confronto”. La Lega Italiana per la lotta contro i tumori ha assunto una posizione di netto rigetto nei confronti dell’impianto del gasdotto per “il negativo impatto sanitario e di ulteriore pressione ambientale su un territorio, come il Salento, marcato da significativa incidenza di malattie oncologiche e da dati di mortalità per tumori in costante crescita negli ultimi decenni”. La mancanza di dialogo tra il governo centrale e le istituzioni locali e l’atteggiamento di totale indifferenza verso la volontà di un numero così elevato di persone hanno portato l’oncologo a questo gesto, quale espressione estrema di dissenso.

Nella sua ultima uscita pubblica, ieri in occasione della Gallipoli Run, gara podistica organizzata per la raccolta di fondi per il centro Ilma per la ricerca sul cancro, il dottor Serravezza ha ribadito la necessità di riaprire il dialogo con il Governo per fermare l’avanzamento del progetto Tap. “Perché questo gesto estremo? – ha dichiarato – Le abbiamo tentate tutte: cinque anni per far capire che il Salento non può più permettersi opere così impattanti. L’aveva già messo per iscritto il professore Giorgio Assennato, ex direttore di Arpa Puglia, a proposito delle centrali a biomasse: la situazione sanitaria del Salento è tale da non potersi più permettere più ulteriori pressioni di carattere ambientale. Vuol dire che siamo messi male, lo dicono i dati e non solo.”

Accanto alle ragioni di carattere ambientale, medico e scientifico aggiunge le ancor più nobili motivazioni di carattere morale e personale, che lo hanno spinto a prendere questa posizione e che, ancora oggi, lo spingono a non cedere: “Sono i miei pazienti che non ci sono più, i tanti che andandosene mi hanno chiesto di fare qualcosa per evitare ai loro figli la stessa sofferenza.” In attesa di una risposta da parte delle istituzioni, l’oncologo rivolge l’ennesimo appello a chiunque abbia la facoltà, prendendo una posizione, di smuovere l’inerzia che ha ormai assorbito l’intera vicenda. Chiedo ai professionisti di questo territorio, a chi come me ricopre un ruolo sociale, di spendersi un po’ di più e concretamente. Non possiamo lasciare in mano a loro il nostro futuro. Quel che accadrà non dipende da loro – conclude – dipende da noi”.

Maria Lucia Errico

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