Roma, 13 giu – La guardia costiera di Tripoli ha assegnato alla nave Ong Sea Watch il porto di sbarco in Libia. All’imbarcazione, che ieri ha soccorso 53 immigrati in zona Sar libica, le autorità hanno accordato stamattina il porto di Tripoli; ma la Ong esclude la possibilità di riportare indietro il carico di clandestini in un porto ritenuto pericoloso.

“Nave pirata”

Ieri, alla notizia del salvataggio, il ministro dell’Interno Salvini aveva avvertito: “La Sea Watch è intervenuta in zona sar libica, anticipando la Guardia Costiera di Tripoli pronta ad intervenire e già in zona. Sappia che, qualora facesse rotta verso l’Italia, metterebbe a rischio l’incolumità delle persone a bordo, sottoponendole a un viaggio più lungo e disobbedendo alle indicazioni di chi coordina le operazioni di soccorso. È l’ennesima iniziativa di questo tipo – ha concluso – da parte di SeaWatch, una vera e propria nave pirata a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge”.

Piena responsabilità

Stamattina il vicepremier aveva ribadito la sua posizione, minacciando ripercussioni legali: “La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente“.

“Dichiarazioni diffamatorie”

Per tutta risposta i legali di Sea-watch, Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, lanciano la loro controffensiva e annunciano una querela per diffamazione contro il leader del Carroccio. “A seguito del soccorso di 53 naufraghi da parte della Sea-Watch 3 il ministro Salvini ha rilasciato, ancora una volta, innumerevoli dichiarazioni diffamatorie a mezzo stampa insultando la Ong e l’operato della sua nave; operato che si sostanzia, sempre, in legittima attività di soccorso e salvataggio”.

Tripoli non è un porto sicuro?

E proseguono: “Il ministro sa bene che fare rientrare chi fugge da guerre, violenze e soprusi in un paese che non è qualificato come ‘porto sicuro‘, in costante guerra civile, costituisce una gravissima violazione dei diritti umani, del diritto del mare e del diritto dei rifugiati”, spiegano riferendosi ai porti libici. “Utilizzare l’importante ruolo istituzionale di capo del Viminale in assenza di elementi oggettivi a supporto delle proprie asserzioni costituisce violazione delle proprie competenze e lascia, peraltro, perplessi sull’attenzione e le energie che il ministro ripone sull’attività svolta dalle Ong che oggi ha soccorso solamente 53 naufraghi quando, ricordiamo, ogni giorno arrivano decine e decine di persone a bordo di barche fantasma nonché, come nelle ultime settimane, di navi militari e mercantili“. Pertanto, concludono i legali, “in qualità di difensori della Ong Sea-Watch, i sottoscritti annunciano una querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini”.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Sarebbe possibile fare in modo che i porti Italiani venissero ufficialmente classificati come “non sicuri”? Ci converrebbe alla grande.

    P.S. Di certo “non sicuri” sono le nostre stazioni ferroviare, i nostri giardini pubblici, e financo i nostri ospedali, oltre a una quantità di altri luoghi e situazioni.

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