Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 21 lug – Perché sprecare fondi pubblici per aiutare le famiglie italiane a mettere al mondo dei figli, quando puoi darli alle associazioni Lgbt per aiutare a creare imprenditori trans? E’ questo infatti lo scopo del bando pubblico, promosso da Unione europea, ministero del Lavoro e l’onnipresente Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) di oltre 163mila euro allo scopo di aiutare le persone transgender ad aprire la propria impresa. Il bando, disponibile a questo link, è denominato Avviso Pubblico per la selezione ed il finanziamento di progetti di accompagnamento all’autoimprenditorialità o alla creazione di nuove imprese per le persone transgender, prevede l’erogazione di circa 30mila a progetto – quindi i fondi aiuteranno cinque aspiranti imprenditori transgender. I cisgender – cioè quei poveri disgraziati che nel 2020 si identificano ancora con il sesso con cui sono stati messi al mondo, quindi la maggioranza degli italiani – si devono mettere il cuore in pace. E chi si farà carico di segnalare gli aspiranti imprenditori transgender e seguirli nell’iter concorsuale? Ma le associazioni pro Lgbt, ovviamente. E poi: nonostante il bando sia rivolto a persone con una particolare condizione, non è previsto che i candidati forniscano documentazione medica a riguardo.

Contano solo le spese mediche dei trans

Anche perché secondo quanto si legge nel bando, «La finalità dell’intervento è quella di dotare le persone transgender, che vogliano immettersi nel mercato del lavoro attraverso attività di impresa o di lavoro autonomo, di strumenti basilari, utili ed efficaci per affrontare l’avvio di un’impresa». Il motivo è presto detto e viene enunciato nelle premesse del documento: i transgender, oltre a sopportare «stigma e marginalizzazione tanto da determinarne una effettiva esclusione sociale e/o lavorativa», devono «spesso far fronte agli ostacoli e alle spese, talvolta ingenti, che la transizione, ovvero l’adeguamento fisico al genere sentito, può comportare». I malati oncologici, gli affetti da disturbi socialmente invalidanti come la depressione (che secondo l’Oms è la prima causa di disabilità nel mondo) i quali pure non spendono bruscolini per cercare di rimanere in vita – rimanere in vita, non cambiare sesso – dovranno aspettare il loro turno.

Chi decide di cambiare sesso è un po’ più precario dell’operaio licenziato

«L’emergente precarietà delle condizioni del mercato del lavoro» prosegue il bando «rende necessario sviluppare con sistematicità e innovatività azioni per l’inclusione socio-lavorativa del target Transgender, con particolare riferimento alla possibilità che le persone anzidette possano avviarsi al lavoro anche attraverso progetti di start up d’impresa ed autoimprenditorialità». Quindi un giovane precario che avesse il sogno di mettere su un’impresa dovrebbe rassegnarsi: in questo momento il governo preferisce erogare fondi in base all’orientamento sessuale di una persona. Chi decide di cambiare sesso è un po’ più precario dell’operaio licenziato, dello studente del sud condannato a rimanere disoccuato per anni, della ragazza madre rimasta senza lavoro dopo il lockdown. Ma non chiamiamola discriminazione. 

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. un bel bastone in culo a tutti questi maiali e tutti a porchetta li mortacci vostra brutti schifosi!!Mio figlio obbligato a vedere sfilare i maiali travestiti da donne pervertiti depravati pasolini bastardo pedofilo li motrtacci vostri e di tutti i frocioni del mondo morite di aids brutti recchioni maiali!

Commenta