Milano, 19 mar – Stuprò una donna di 34 anni in pieno centro a Milano: l’egiziano responsabile della violenza sessuale patteggia e non sconta neanche un giorno di carcere.



Milano, lo stupro in piazza Gae Aulenti

L’egiziano artefice dello stupro avvenuto nel 2020 ha patteggiato una pena di 23 mesi, con sospensione condizionale. Ha 23 anni e  ha stuprato una donna in piazza Gae Aulenti, a Milano. La pena, se così si può definire, è stata concordata tra la difesa dell’egiziano e la procura che secondo MilanoToday ha seguito le indagini, tramite l’aggiunta Maria Letizia Mannella e la pm Michela Benedetta Bordieri. L’uomo era stata fermato a fine settembre, un mese dopo l’agosto 2020 in cui si rese colpevole dello stupro.

L’egiziano immediatamente indiziato

Lo scorso 24 agosto gli agenti avevano trovato all’incrocio tra viale Liberazione e via Melchiorre Gioia una donna di 34 anni, spaventata e scossa. La ragazza riferì di essere stata aggredita e stuprata da un individuo di “origine egiziana” che non aveva mai visto prima. Accompagnata alla clinica Mangiagalli, la vittima dichiarò di essere stata violentata  in un prato vicino a piazza Gae Aulenti la notte precedente. Presso la clinica fu confermato il rapporto sessuale avvenuto.

Prove schiaccianti sulla violenza sessuale

Le indagini sullo stupro furono condotte dalla 4° Sezione della Squadra Mobile della Questura di Milano, che grazie alle informazioni fornite dalla vittima della violenza in seguito alla querela, sono arrivate a identificare l’egiziano che era stato anche ripreso dalle telecamere di piazza Gae Aulenti: i filmati avevano anche confermato la dinamica dei fatti fornita dalla vittima. L’egiziano aveva avvicinato la donna insieme ad altri due suoi amici, i quali poi si sono allontanati, e aveva trascinato la 34enne in un prato limitrofo alla piazza costringendola a subire un rapporto completo. L’egiziano è innegabilmente colpevole anche in virtù delle prove sul Dna. Una violenza sessuale è sempre orrenda e una pena simile è risibile, ci chiediamo tuttavia se qualcuna delle femministe che dicono di fare gli interessi delle loro pari alzeranno mai la voce contro la sentenza di un processo simile o il cortocircuito politicamente corretto le tiene bloccate in un silenziosissimo limbo.

Ilaria Paoletti

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6 Commenti

  1. la difesa degli immigrati e’ piu importante della difesa delle donne…il loro femminismo ha come obiettivo il maschio bianco. vogliono il potere ,poter decidere e stipendi piu alti da spendere in borsette. ma sappiamo che le loro decisioni sono influenzate dalle fasi del ciclo mestruale. il loro comportamento isterico deriva dal greco istera cioe’ utero. negli uffici sanno fare bene le galline..dove abbondano le donne non sono nient altro che pollai .passano il tempo a spettegolare e a scannarsi a vicenda. poi vanno a pranzo insieme e si raccontano quanti spruzzi hanno fatto la sera prima i mariti…ridicole..

  2. Prima ci liberiamo di stemmerde, delle femministe coglione e dei giudici asserviti sparandoli uno a uno, e meglio è…..

  3. Se il violentatore fosse stato un italiano state sicuri che finiva in gattabuia.Invece all’ egiziano hanno dato 23 mesi che sono il massimo per non finire in galera:se la condanna fosse stata di 24 mesi(2 anni) andava scontata in carcere ma essendo 23 mesi no!!Stupisce anche il fatto che i magistrati erano donne

  4. Assurdo, link alla sentenza ufficiale? Che sia egiziano, italiota o altro poco importa: 23 mesi per uno stupro senza dubbi, che diventano zero. Scherziamo? Anche fossero 23 mesi sarebbero niente. Sempre che questa storia non sia una bufala, una non giustizia porta a sentinelle e fai da te, molto male.

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