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Torino, operai-schiavi di una sartoria segregati nella sporcizia: arrestati due cinesi

by Cristina Gauri
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Torino, 23 dic – Lavoravano quindici ore al giorno in una sartoria industriale, in condizioni inumane: d’inverno con temperature gelide, senza riscaldamento, d’estate con un caldo equatoriale, per cinque euro giornalieri, attaccati a macchinari per la confezione di borse e vestiti. E’ successo in provincia di Torino, dove la Guardia di Finanza ha scoperto l’esistenza di una vera e propria organizzazione, le cui redini erano tenute da fratello e sorella di 28 e 26 anni, di nazionalità cinese: i due tenevano in condizione di semi schiavitù decine di operai, nei comuni di Agliè, Cuceglio e Montalenghe, nella sede centrale dell’azienda, nelle sedi operative e in alcune case private adibite a laboratori clandestini.

Condizioni inumane

Molti gli operai cinesi irregolari sul territorio italiano, con visto turistico scaduto; ma si è registrata anche la drammatica presenza di alcuni italiani. I semi-schiavi erano videosorvegliati e alloggiavano all’interno dei laboratori, in condizioni igieniche pessime e immersi nel degrado. Per la maggior parte di essi la giornata si svolgeva all’interno di queste strutture, senza mai potere uscire; intere famiglie mangiavano, dormivano e lavoravano assieme, minori inclusi. Questi ultimi non sembrano essere collegati all’attività lavorativa, ma le Fiamme gialle hanno confermato che molti di loro vivevano nelle stesse condizioni dei propri genitori, in mezzo alla sporcizia. Quando la Finanza è entrata ha trovato libri di scuola e giocattoli. Molti degli irregolari stranieri avevano rinunciato ad uscire dai propri alloggi per timore di incappare nei controlli delle forze dell’ordine italiane.

L’arresto

Per i due aguzzini si sono aperte le porte del carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino. Nelle giornate precedenti all’arresto la GdF aveva perquisito diverse strutture senza che fratello e sorella si allarmassero, tanta era la sicurezza si riuscire a farla franca. Sequestrati alcuni immobili adibiti a bivacco per gli operai, attrezzature, macchinari e laboratori clandestini dedicati, automezzi intestati all’azienda coinvolta.

Cristina Gauri

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3 comments

Fabio Crociato 23 Dicembre 2019 - 2:54

La rivoluzione industriale in Inghilterra è partita così… Partorivano accanto al filatoio… I cinesi hanno preso il “buon esempio” capitalistico, cosa c’ è di strano? Il problema è che tra quelli che si scandalizzano ci sono i figli di generazioni che hanno fatto i soldini così. Spiegaglielo Fusaro, per favore.

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Sergio Pacillo 23 Dicembre 2019 - 9:36

Spero che tra qualche anno questo trattamento non si incominci a generalizzare tra noi italiani.

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