Roma, 26 apr – Fermi tutti, qualcuno avvisi Elon Musk: Carola Rackete medita di chiudere l’account di Twitter. A comunicarlo è lei stessa sul social, per l’appunto, scatenando la reazione – spesso ironica – di decine utenti italiani. “Sono stanca di Twitter, sto pensando di chiudere questo account. Soprattutto ora che Elon Musk prenderà il controllo della piattaforma. E no, non uso nemmeno altri social media”, scrive l’ex capitano della nave Ong Sea Watch.

Carola Rackete vuole lasciare Twitter perché se l’è comprato Elon Musk

L’annuncio della Rackete è stato salutato con commenti di scherno da parte di diversi utenti italiani. Si va dalle gif con il gesto dell’ombrello a sanremesi “ciao ciao fino a chi le augura “buona pesca”. Un chiaro riferimento agli appuntamenti in mare con i clandestini da riversare nei nostri porti. La reazione degli utenti ha spinto quindi la Rackete a scrivere un nuovo post, ancora più piccato. “Penso che l’estrema destra italiana abbia davvero bisogno di una vita fuori da Twitter“, scrive l’antifa tedesca coi dreadlock.

Dopo il pianto di Severgnini arriva quello dell’antifa con i dreadlock (il patron di Tesla non ci dormirà la notte)

C’è da dire che l’Italia non è da meno rispetto agli Usa, dove la notizia dell’acquisto di Twitter da parte di Musk ha fatto stracciare le vesti ai liberal, che temono il ritorno dei loro avversari sui social. Come è noto, infatti, il patron di Tesla vuole fare del social un vero baluardo della libertà di parola. Fatto che ha scatenato anche il piagnisteo di Beppe Severgnini, secondo il quale “se free speech vuol dire libertà di insultare, diffamare, minacciare e mentire  o di sovvertire la democrazia allora Twitter non ci interessa più, caro Elon Musk”.

Al di là del fatto che per questi super democratici la libertà di espressione spaventa più di ogni altra cosa, viene da chiedersi come la prenderà l’uomo più ricco del mondo. Chissà se alla notizia che Severgnini e soprattutto la Rackete vogliono lasciare il suo social, Musk potrà mai più dormire sonni tranquilli.

Adolfo Spezzaferro

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