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Roma, 25 giu — Secondo alcuni studi condotti durante i lockdown l’età minima del primo ciclo si è abbassata a 8 anni (la media è tra i 10 e i 14). 



Due studi sul ciclo anticipato nelle bambine

Un dato allarmante che emerge da due ricerche, entrambe italiane. La prima è dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma ed evidenzia come nel periodo marzo-settembre 2020 le pazienti che presentavano un anticipo puberale o una pubertà precoce sono state 224 rispetto alle 93 esaminate nello stesso periodo del 2019. Il secondo studio, Increased incidence of precocious and accelerated puberty in females during and after the Italian lockdown for the coronavirus 2019 (COVID-19) pandemic (Aumento dell’incidenza della pubertà precoce e accelerata nelle donne durante e dopo il blocco italiano per la pandemia di coronavirus 2019) è firmato dagli scienziati della Fondazione Meyer di Firenze e a analizza un campione di 49 casi.

Le cause

L’ipotesi dei ricercatori è che alle radici del fenomeno ci sia una combinazione di fattori coincidenti durante il lockdown: cambiamenti nello stile di vita quali i lunghi mesi di semi immobilità trascorsi in casa, tra Dad e televisione, modifiche dell’alimentazione, e l’uso prolungato dei dispositivi elettronici. L’assenza di attività fisica e un’alimentazione più «robusta» provocano un incremento dell’indice di massa corporea (Bmi) che è tra le prime cause dell’insorgenza precoce del ciclo.

«Durante il lockdown – afferma Marco Cappa, endocrinologo del Bambin Gesù – i bambini hanno subito dei cambiamenti che hanno influito sul normale timing della crescita. Lo abbiamo rilevato tramite gli accessi ai nostri ambulatori. Ma sicuramente ci sono casi che ci sfuggono e il numero di bambini con pubertà precoce può essere ancora maggiore. Si tratta di un fenomeno il cui impatto è tutto da valutare».

Lockdown, danni di ogni tipo

Lo scorso marzo, ancora dal Bambin Gesù, era scattato l’allarme posti letto nel reparto di neuropsichiatria infantile, sempre in conseguenza dei mesi di lockdown. Partiamo con un «28 per cento in più per anoressia nella fascia 12-14 anni, che adesso colpisce molto anche i maschi», e un «25 per cento in più di tentativi di suicidio e atti di autolesionismo». Ma è una problematica che «riguarda tutta Italia, da Torino a Pisa, da Genova a Firenze, ed è trasversale in tutto il Paese».

Cristina Gauri

 



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2 Commenti

  1. Beh lo studio coincide a grandi linee con quanto detto dal Prof. Melluzzi in Tv e su ImolaOggi : transumanesimo , sdoganamento latente e strisciante subdolo della “para-pedofilia” , magari rendere subito spose e donne come dice qualcusno le immacolate bambine innonenti per la masnada indistinta di nuovi europei.italiani extra Ue. Il quadro torna, connettete i punti….

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