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Roma, 23 apr – E’ di oggi la notizia che la Corte d’Appello di Roma ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a versare un totale di 330 milioni di euro (265 milioni erano già stabiliti dalla Corte con sentenza definitiva nel 2018) agli eredi del titolare della compagnia, che è in amministrazione controllata dai tempi della strage dei passeggeri del DC 9 precipitato il 27 giugno 1980. Si chiude così dopo 40 anni dai fatti almeno la definizione della “responsabilità” dei fatti addebitata allo Stato italiano che non ha garantito la sicurezza del velivolo civile e dei suoi passeggeri.

All’epoca, dopo una seduta parlamentare fatta dopo una campagna stampa sintetizzata dal titolo “carrette del cielo”, l’allora Ministro dei Trasporti Rino Formica (socialista) revocò le licenze di esercizio alla Itavia, ma già la prima Commissione d’Inchiesta “Luzzatti” concluse nel 1983 che nulla poteva essere addebitato alla Itavia. A cui posso aggiungere, come ex Perito Giudiziario della Itavia stessa dal 1995 al 1999, che il DC9 I-TIGI prima di essere preso in carico dall’Itavia (era stato acquistato dalla Hawaiian Airlines) aveva fatto la revisione delle “Zero ore” presso la casa costruttrice Douglas negli USA. Si tratta di un ciclo di manutenzione particolarmente complesso, dove ad esempio tutte le lamiere di alluminio vengono smontate, sverniciate, controllate una ad una e infine l’aereo viene rimesso insieme. Aereo che quindi torna come se avesse volato “Zero ore”, un aereo nuovo.

 

Ma i colpevoli del disastro?

Perché arrivare dopo 40 anni a quello che era evidente da subito? Nel mio terzo libro sulla vicenda di Ustica (il terzo in trenta anni), affronto questo argomento dimostrando che a tre ore dal disastro “tutti sapevano tutto” (vertici militari italiani e NATO) e quindi l’Itavia nei primi anni è stata comodo capro espiatorio per coprire verità inconfessabili dalla ragion di Stato. Ora ci dobbiamo augurare che oltre ad aver stabilito le responsabilità dello Stato italiano, vengano individuate quelle dei colpevoli del disastro, che finora sono rimasti all’ombra di una narrazione depistante, avente come fine occulto di arrivare a un processo “sterile”, che non sarebbe approdato a niente.

Luigi Di Stefano

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4 Commenti

  1. Attentato di Ustica: ragion di Stato (pseudo), come Immuni, ma solo per interessi e fini extra istituzionali, in una Nazione i cui cittadini sono stati, salvo qualche miraggio, presi in giro da sempre. Qualche pausa di apparente tranquillità, ma, sotto sotto, si fomentavano gli intrighi orditi da quelli di Ustica e della app Immuni per ringrassare le vacche. Di questi tempi poi ci si è inventati anche la “moneta virtuale” (Bitcoin, etc), che tale però non è, ma è sicuramente la più grande truffa economica di tutti i tempi a danno di tutte le Nazioni del mondo. I titoli derivati, illegali e gli economisti lo sanno, seppure abbiano cagionato danni e refurtiva stratosferici, non sono stati e non sono nulla rispetto alla nuova “moneta virtuale”, del tutto aleatoria ma che assicura enormi ed eterni profitti esentasse, che porteranno alla bancarotta molte o quasi tutte le Nazioni del mondo, al manipolo di manigoldi che la ha ideata e a quelli delle Istituzioni nazionali ed internazionali che, per irresponsabilità e magnifiche prebende, si sono messi le bende sugli occhi. Cesidio.

  2. Oggi è un giorno DI MERDA …. 25 aprile …..
    abbiamo PERSO la GUERRA e alcuni IDIOTI festeggiano !

    Ci pisciano in testa , peggio che ai tedeschi ???? CE LO MERITIAMO …
    dovevamo perdere CON ONORE !
    ONORE ai Camerati della RSI , il loro sangue è IL MIO !

    Ma non stupitevi se un mirage ha abbattuto un aereo italiano e i francesi
    manco ci hanno chiesto scusa ……
    e Mitterand (funzionario di Vichy ….) ha pure protetto i nostri terroristi ROSSI !!!! Figurati se si scusava per Ustica …..

  3. ps ; se oggi chiediamo conto ai francesi ….. beh ci cantano “bellaciao”
    e rivaffanculo !

    Non con l’ ORO ma col FERRO si difende la PATRIA !

    (Marco Furio Camillo 446 a.C. circa – 365 a.C) :
    «Non auro, sed ferro, recuperanda est patria»

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