Cooperative prestito soci
Miliardi di euro investiti dagli italiani, senza chiarezza né trasparenza: che fine farà il “prestito soci” nelle Coop?

Roma, 24 dic – C’é, nell’Italia del risparmio tradito, una bomba pronta a esplodere. Qualcosa la cui deflagrazione potrebbe avere, per i risparmiatori, effetti ben più gravi dei recenti casi di Banca Etruria e altre. E’ la mina (innescata) delle Cooperative, quel mondo spesso oscuro e che della poca chiarezza nelle norme fa il suo punto di forza. Ma che, a livello di risparmi investiti dagli italiani, muove quasi l’1% del Pil.

Il tema si snoda attorno al prestito soci, modalità di finanziamento delle cooperative con il quale queste raccolgono fondi per l’appunto dai propri associati. Un giro d’affari miliardario e caratterizzato da scarsa trasparenza. Sì, perché la raccolta del risparmio é, secondo le norme, attività che spetta alle banche. Ma le cooperative non sono istituti di credito, essendo così al di fuori del perimetro di vigilanza e controllo operato da Banca d’Italia. Ciò significa che, in caso di dissesto, non sono previste forme di tutela come, ad esempio, per i correntisti, il fondo interbancario. Con il rischio di veder evaporare i propri risparmi da un giorno all’altro. Un vero e proprio investimento quasi a livello speculativo, anche se le cooperative lo spacciano come qualcosa di più sicuro.

E’ successo, ad esempio, in Friuli, dove due cooperative (Coop Carnica e Cooperative Operaie) sono finite gambe all’aria lasciando migliaia di risparmiatori con un pugno di mosche in mano. E senza disdegnare comportamenti fraudolenti: nel caso di Carnica la cooperativa ha continuato a raccogliere prestiti anche nei giorni immediatamente precedenti la richiesta di concordato preventivo. Qualcosa di simile all’atteggiamento di Banca Etruria, i cui funzionari piazzavano le obbligazioni subordinate nonostante sapessero bene fossero spazzatura.

Il problema é che, se i sottoscrittori di obbligazioni subordinate di Etruria, Carife, Banca Marche e Carichieti erano – almeno teoricamente – consci dei rischi, ciò non vale invece per i sottoscrittori del prestito soci delle cooperative. In questi casi, infatti, spesso, all’atto dell’investimento, l’informativa sulle caratteristiche dell’investimento é estremamente scarsa se non del tutto assente. Le cooperative puntano sull’elemento fiducia, ma di fatto piazzano strumenti finanziari ad alto rischio.

Con l’incedere delle difficoltà dell’economia italiana, la crisi non ha risparmiato neanche il mondo delle coop. Oltre alle già citate friulane, altre realtà si trovano ad affrontare problemi di carattere patrimoniale. E’ il caso di Unicoop Tirreno e Coop centro Italia, fortemente squilibrate nei bilanci: la prima “vanta” quasi due miliardo di prestiti a fronte di un patrimonio 6.22 volte più basso, la seconda oltre 500 milioni sempre in prestiti ma con un patrimonio più di tre volte inferiore. Abbastanza per essere ben al di sopra del tetto nel rapporto prestiti/patrimonio che non “dovrebbe” superare il multiplo di 3, elevato a 5 in caso di fidejussione presentata dalla cooperativa a garanzia di almeno il 30% dei prestiti ottenuti. I tetti sono stati stabiliti da Banca d’Italia in un timido intervento dopo i disastri delle coop di Nord-Est. Il più classico intervento tardivo e ormai a giochi fatti. Perché, nel frattempo, le due cooperative di stanza in Toscana e Umbria  continuano incessantemente a registrare perdite: Unicoop Tirreno ha nello scorso anno visti i ricavi calare del 4.6%, mentre negli ultimi anni ha cumulato passivi per oltre 100 milioni di euro.

Filippo Burla

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