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Voghera, 11 set – I soliti insulti, le solite minacce, i soliti slogan contro Salvini, la Lega, persino contro la chiesa. Decine di scritte spray a ricoprire luoghi simbolo della città come la Chiesa di San Rocco e l’ex caserma di cavalleria dedicata a Vittorio Emanuele II, senza contare gli altri luoghi come ad esempio le sedi elettorali sparse nel centro cittadino in questo periodo di elezioni. E’ lo «spettacolo» che si sono trovati davanti agli occhi stamattina i vogheresi, uscendo dalle proprie abitazioni. Ancora violenza politica contro i partiti d’opposizione, a pochi giorni dall’aggressione a Salvini da parte di una 30enne congolese durante un comizio in Toscana.

«Accade che anche in una cittadina come Voghera, 40mila abitanti nel cuore dell’Oltrepò pavese, a pochi giorni dal voto per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio comunale ci si svegli una mattina con i muri imbrattati di messaggi carichi di odio, disprezzo, violenza», scrive in una nota Federico Taverna, consigliere comunale di Voghera di Fratelli d’Italia. «L’odio ideologico e politico si manifesta ancora e anche se sotto forma di scritta con ​la bomboletta spray  è un odio che vorrebbe l’annientamento di chi manifesta un pensiero difforme dai canoni dell’antifascismo», prosegue. E per «antifascismo» Taverna intende «quella sorta di patente morale, di lasciapassare, di certificato di validità necessario per chiunque voglia fare politica, condurre un programma TV, fare carriera nel mondo accademico, cinematografico, artistico».

«Passerà certamente sotto silenzio mediatico, forse gli sarà dato lo spazio che si dedica ad un episodio di cronaca, perché è vero che hanno esagerato», ma qualcuno sarà già pronto a puntare il dito asserendo che «i messaggi sono il frutto di chi semina odio», secondo lo schema ormai classico della narrazione progressista. «​ Sarebbe invece necessaria una risposta decisa e unanime del mondo politico e istituzionale, ai più alti livelli, perché imbrattare un’intera città con messaggi di odio non può e non deve passare inosservato, pena la soddisfazione degli autori del gesto che si sentirebbero in qualche modo tutelati da una sorta di copertura e condivisione morale», conclude Taverna.

Cristina Gauri

1 commento

  1. MI domando perché continuiate a definirli “anti-fascisti”…
    Non sono affatto antifascisti; non sono affatto contrari al fascismo: sono semplicemente fascisti in senso contrario. Paradigmatiche queste parole di Renzo De Felice – uno che di fascismo qualcosa sapeva: Il fascismo ha fatto infiniti danni, ma uno dei danni più grossi che ha fatto è stato quello di lasciare in eredità una mentalità fascista ai non fascisti. (..) Una mentalità fascista che va secondo me combattuta in tutti i modi, perché pericolosissima. Una mentalità di intolleranza, di sopraffazione ideologica, di squalificazione dell’avversario per distruggerlo”.
    Ecco, appunto, quella mentalità è diventata atmosfera dilagante della cultura contemporanea.
    Ma, d’altronde, questa baracconata antifascista è affetta da una macroscopico equivoco: contro la pura logica della forza, a loro dire, vorrebbero rivendicare certi “valori”, senza rendersi conto (dato il vuoto cosmico che li caratterizza) che l’antifascismo stesso si fonda su una cultura che ha la sua manifestazione più rigorosa in quella logica della forza che – almeno a parole – gli antifascisti dicono di opporsi. La carica distruttrice – nichilista – di movimenti come Antifa o BLM è sotto gli occhi di tutti: al suprematismo White sostituiscono un suprematismo Black. In sostanza, nihil sub sole novi…

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