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Verona, 26 ago – L’onda lunga della querelle sui gravi tweet di Berizzi sul nubifragio di Verona ha provocato più clamore mediatico dei danni provocati dal nubifragio stesso. «Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma», aveva scritto lunedì mattina provocando la comprensibile ondata di sdegno di politici e cittadini scaligeri. Berizzi aveva poi tentato di scusarsi con dei tweet ancora più fuori luogo del primo, sortendo l’effetto contrario: quello della proverbiale pezza peggiore del buco.

Ora l’inviato di Repubblica deve vedersela con il fronte compatto degli esponenti politici dell’amministrazione cittadina scaligera, a partire dal sindaco di Verona, Federico Sboarina, che è così intervenuto sulla questione: «Inaccettabile, vergognoso, inutile, queste le mie reazioni al “triste” post del “giornalista” Paolo Berizzi. È proprio vero che le persone si pesano nei momenti del bisogno. A Verona, colpita ieri da una bufera e una tromba d’aria mai viste prima, c’è bisogno di tutto meno che di perditempo in malafede».

Scatta la querela (e un esposto)

Ma l’amministrazione veronese ha sacrosantamente deciso di non limitarsi alle condanne verbali: già nella giornata di lunedì Daniele Polato, assessore alla Sicurezza e alla Protezione Civile del Comune di Verona e candidato con Fratelli d’Italia alle Regionali, definendo il tweet «un insulto vile nelle ore in cui una Verona in ginocchio contava i danni economici, psicologici e morali» aveva annunciato «querela nei confronti di Berizzi e anche un esposto all’Ordine dei Giornalisti». Alla parola «querela», il giornalista orobico aveva drizzato le antenne e corretto – assai parzialmente – il tiro, pubblicando le proprie «scuse», che Polato aveva commentato così: «Berizzi ora ritratta, balbetta, precisa, si scusa», definendolo «un uomo in affanno con la coda di paglia», che «ha offeso e insultato Verona e si è pure ricoperto di ridicolo. Eppure, non contento, arriva persino a definire chi ha difeso la città dai suoi insulti “odiatore seriale”. Non conosce vergogna».

Scuse non accettate. Ieri, martedì 25 agosto, la giunta comunale ha deliberato la richiesta di presentare querela al giornalista Paolo Berizzi e un esposto all’Ordine dei Giornalisti per valutare la posizione di Berizzi medesimo. Sempre Polato: «Con una lettera ufficiale chiederemo al Ministero dell’Interno se sia il caso di continuare a dare la scorta a un giornalista che semina odio e diffama, o non sia più opportuno revocarla».

Continua la levata di scudi

«Berizzi rimane vittima del titolo della sua rubrica “Pietre”», attacca il consigliere comunale Alberto Bozza. «È inaccettabile strumentalizzare le disgrazie che capitano ai veronesi per attaccare chi lui considera “odiatori di professione” e dice di voler combattere, ma poi di fatto lui stesso semina parole che trasudano rancore». Dello stesso avviso anche l’eurodeputato veronese Paolo Borchia, che racconta di avere scritto al direttore di Repubblica. «Ho inviato una lettera a Maurizio Molinari: serve un intervento forte, le frasi di Berizzi sono miserabili e denotano assenza di qualsiasi statura morale». E bolla come «patetici» i tentativi di scuse del giornalista: «Per molto meno opinionisti di orientamenti diversi sono stati sospesi dall’Ordine, ma l’etica non deve avere colore politico».

Critiche anche da sinistra

Persino a sinistra si levano gli scudi contro Berizzi. Tommaso Ferrari, del Movimento Civico Traguardi, parla di «parole superficiali e ottuse di chi, in questo momento, per egocentrismo specula sulla tragedia per una sterile polemica ideologica nutrita di cliché». A lui fa eco Pietro Trincanato: «Paolo Berizzi ci ricorda con maestria che le esternazioni offensive e fuori luogo sono una cosa straordinariamente bipartisan – prosegue. – Ma fa di più: esacerbando strumentalmente il peso di un’estrema minoranza in città (perché un discorso simile sui “concittadini razzisti” puniti dal karma è buono per tutte le tragedie, dall’uragano Katrina agli attentati terroristici) solo per lucidare il suo patentino di antifascismo duro e puro, fornisce combustibile di ottima qualità alle polemiche incendiarie di quelle stesse frange, piccole ma tenaci, che pretende di avversare».

…ma c’è anche chi lo coccola

Non la pensa così invece il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti, che si è profuso in una raffica di tweet a sostegno di Berizzi, nell’ultimo dei quali fa addirittura richiesta di «esaminare sul profilo di Berizzi le minacce rivolte ad un cronista già costretto a una vita sotto scorta». Della stessa opinione lo storico dell’arte Tomaso Montanari, secondo il quale «non c’era proprio niente di male in quel tweet. Esiste una Verona nerissima che lì veniva duramente invitata a riflettere sulla propria ferinità. Con toni biblici o danteschi: nulla di scandaloso». Secondo Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana i veri colpevoli sono i «camerati di FdI che per anni sono stati zitti» mentre l’inviato di Reœpubblica «veniva pesantemente minacciato da organizzazioni neonaziste e loschi figuri fascisti».

Cristina Gauri

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