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Roma, 18 mag – È morto Franco Battiato. Era da tempo malato, si era ritirato dalle scene da due anni e almeno da uno si era ritirato anche dai social, aveva subito anche una frattura al femore e al bacino che ne aveva aggravato le condizioni. È morto nella sua casa, nella sua Sicilia che gli ha dato i natali (era nato il 23 marzo 1945 nell’allora comune di Ionia, nel catanese) e che lo ha inevitabilmente forgiato grazie a quel calderone fecondo che fa convivere la cultura classica, lo spirito orientale e l’ardore mediterraneo.
Trasferitosi giovanissimo a Milano dove aveva iniziato a esibirsi nel cabaret Club 64, aveva conosciuto Giorgio Gaber, di cui sarebbe diventato grande amico e che lo avrebbe lanciato nel mondo della musica. Sempre a Milano, come racconta nel suo film semi autobiografico Perdutoamor, inizia a frequentare anche i circoli colti di esoterismo e filosofia orientale che ne segneranno il pensiero.

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Battiato, cultura classica e avanguardia sperimentale

Negli anni ’70 inizia un decennio dedicato alla musica sperimentale e di avanguardia, influenzata dal jazz, dal rock psichedelico, dal progressive rock e dai testi di Aldous Huxley. Ma è dagli anni ’80 che arriva forse alla sua forma definitiva che lo avrebbe reso immortale protagonista della storia della musica italiana. È in questo periodo che tutte le sue influenze arrivano a maturazione e trovano una sintesi rara e quasi impossibile. L’eternità sospesa nel tempo della cultura classica, l’avanguardia sperimentale, la cultura psichedelica, l’esoterismo orientale e le letture di Gurdjeff si fondono in qualcosa di mai visto prima. L’album L’Era del Cinghiale Bianco del 1979 apre effettivamente una nuova era, in cui messaggi filosofici, simboli profondi e complessi temi esoterici vengono veicolati al grande pubblico con canzoni pop che diventano tormentoni cantati ovunque e da chiunque.

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Una fucina di successi indimenticabili

E la nuova era fa anche i conti col passato, con l’omaggio all’eternità nostalgica sospesa nel tempo della Sicilia (Stranizza d’amuri) ma anche con la critica all’esoterismo pseudo colto d’accatto della ricca borghesia che trasforma la spiritualità orientale in un bazar e, spesso, in una pagliacciata (Magic Shop). Questo LP che segna una pietra miliare nel percorso di Battiato e soprattutto nella storia della musica italiana è come un’opera alchemica di trasmutazione, in cui l’Autore prende il meglio di tutto ciò che di nobile ha ereditato scrollandosi di dosso le scorie che lo appesantiscono. Da questo momento Battiato diventa una fucina di successi indimenticabili, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di fare per più di trent’anni il tutto esaurito ai concerti con il pubblico in delirio mentre si cantano il mito di Atlantide e di civiltà sepolte, del Re del Mondo, di metempsicosi, di geometria sacra, di Platone e Plotino, di popoli delle stelle, di danze sufi e di rivoluzioni dello spirito.

L’opera magica di Battiato

Difficile dire se il grande pubblico comprendesse davvero a fondo le parole, i messaggi e i simboli presenti nei testi di Battiato. Ma questo non fa che rendere l’arte del Maestro ancora più degna di nota. Perché forse la musica di Battiato in realtà è come un’opera magica, che conquista con un’armonia prodigiosa di suoni, vibrazioni, musica e parole che avvince chi ascolta e lo tiene legato nel mondo sottile fuori dalla realtà materiale, guidati dalla voce dell’Autore che diventa quindi anche Maestro. Non ci stupiremmo affatto nello scoprire che gli anni della sperimentazione, contemporanei a quelli della ricerca filosofica, non abbiano portato a esperimenti e studi sul potere delle note, del suono come vibrazione magica e sulla potenza della parola come verbo creatore e plasmatore. Negli anni Battiato arriva anche a dare, o meglio a ridonare, una dimensione ultraterrena all’Amore come forza che “muove il Sole e l’altre stelle”.

Rozzi cibernetici Signori degli Anelli

Non solo dirà che Tutto l’Universo obbedisce all’Amore, ma con canzoni come E ti vengo a cercare e soprattutto l’inarrivabile La Cura farà non solo uscire la canzone d’amore fuori dalla consuetudine romantica, esistenziale e struggente ma riuscirà a riportare alle soglie del 2000 una poetica che avrebbe potuto tranquillamente convivere con l’Amor Cortese medievale o con la poetica shakespeariana. Politicamente sempre critico con la mediocrità e la volgarità dei politici moderni, affascinato dalla rivoluzione bolscevica ma critico e orripilato dal comunismo reale, verrà sicuramente ricordato dai media mainstream per le feroci critiche a Berlusconi e alla destra attuale, meno per le altre altrettanto feroci e ancor più sottili critiche a tutto il sistema progressista dominante (in Patriots to Arms dirà, testuale “abbocchi sempre all’amo: le barricate in piazza le fai per conto della borghesia, che crea falsi miti di progresso”) e per la denuncia al futuro distopico e disumanizzante verso cui ci sta spingendo (da Fetus alla più conosciuta Shock in my Town in cui con incredibile preveggenza si annunciavano rozzi cibernetici Signori degli Anelli” che ci spiano per farci diventare “simili agli insetti).

Superando lo spazio

Lo schifo verso il sistema politico lo spingerà a sposare alcune derive anti-politiche, soprattutto in seguito all’amicizia con Marco Travaglio, ma non sposerà mai le tesi più populiste e ignoranti e, pur disilluso, non perderà mai la speranza per la rinascita dell’Italia (come canta in Povera Patria). Oggi, a 76, muore Franco Battiato. Eppure, ci riesce davvero difficile credere che questa sia la fine. Certo, la sua produzione musicale resterà immortale e lui con essa. Ma siamo sicuri anche che il Maestro abbia davvero compreso come superare lo spazio e la luce per non invecchiare, in modo che la morte terrena sia solo l’inizio di un ulteriore viaggio verso le stelle, verso altri mondi, dove non ci siano no time, no space, ma solo una nuova razza di pura vibrazione (another race of vibration) e dove lui potrà finalmente seguire le scie delle comete. Buon viaggio, dunque, Maestro.

Carlomanno Adinolfi

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2 Commenti

  1. Oggi, ben prima dei soliti opportunisti dell’ ultimo istante, riproponete a dovere F.Battiato.
    In proposito desidererei si erudissero di più anche i pupi (non siciliani!), tra questi anche lo scrivente.
    Pur avendo ben altro per la testa, negli anni ’80 avevo ben percepito anch’io, da solo, che Battiato non apparteneva al coro consumistico, tambureggiante, isterico, dissacrante e contaminante.
    Dall’ udito pessimo ritengo che tra suono e testo, “vada” di più il suono che il testo cantato (solo così si spiega il successo enorme p.es. della musica inglese in luoghi e tempi nei quali pochi sapevano questa lingua). Similmente alle immagini rispetto allo scritto.
    Per farla breve, la questione è: c’è bisogno -e perché?-, di una educazione al suono prima ancora che al “cantato”, considerando l’ ampiezza e la potenze maggiori delle frequenze disponibili, fortemente influenti sia in termini terapeutici che patologici? Un po’ come il gusto… perso.
    Franco Battiato su questo punto mi pare fosse ben orientato alla ricerca del vero equilibrio!
    Pace e grazie all’ anima Sua.

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