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Roma, 14 nov – Chi ha buona memoria ricorderà senza dubbio che nei mesi che precedettero le elezioni politiche del 4 marzo 2018, il ritorno del fascismo era un fatto imminente. O almeno questa era la narrazione creata ad arte da Repubblica, l’Espresso e i vari media di riferimento del Gruppo Gedi (famiglia De Benedetti). Tra fake news e fatterelli riportati in prima pagina, l’obiettivo era quello di dare una mano alla campagna elettorale della sinistra. I vari Marco Minniti, Laura Boldrini e Andrea Orlando provarono a sfruttare l’assist mediatico del Gruppo Gedi, trasferendo la questione “rischio deriva fascista per l’Italia” dal piano mediatico a quello politico, facendo proprio il mantra dell’imminente ritorno del fascismo. Con scarsi risultati. Tutti ricordano il tonfo elettorale di Pd e LeU alle elezioni del 4 marzo 2018.

Dall'”onda nera” al “nuovo antisemitismo”

Adesso ci troviamo di fronte ad una dinamica simile. L’emergenza non è più “l’onda nera pronta a travolgere l’Italia”, ma “l’antisemitismo dilagante”. I punti in comune con la campagna del 2018 sono almeno due: 1) è sempre il Gruppo Gedi a lanciare l’allarme; 2) l’operazione viene condotta attraverso una serie di fake news o notizie pompate. Tutto è iniziato con un articolo di Repubblica del 25 ottobre scorso a firma Pietro Colaprico in cui si diceva testualmente “la senatrice a vita riceve 200 messaggi online di insulti al giorno”. La fonte che il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari cita acriticamente è un rapporto dell’Osservatorio sull’antisemitismo, che verrà reso pubblico solo un paio di giorni dopo. Peccato però che nella relazione si parli di 197 episodi di antisemitismo in un anno (di cui solo 133 sul web) e mai di duecento al giorno.

Duecento insulti al giorno alla Segre. Una bufala

Il numero di duecento insulti che ha generato “l’onda emotiva” e giustificato “l’emergenza” dell’istituzione della commissione Segre, della successiva scorta per la senatrice, delle manifestazioni in suo sostegno etc, era semplicemente falso. Una fake news di Repubblica che per quasi due settimane è stata data per buona, fino a quando l’11 novembre gli articoli di Termometro Politico e Dagospia (il cui pezzo è misteriosamente scomparso da ieri…) hanno deciso di leggere attentamente il report fonte della notizia e scoprire che “Liliana Segre non ha mai ricevuto 200 insulti al giorno”. Articoli che hanno fatto svegliare dal torpore anche il più famoso “debunker” d’Italia, quel David Puente che per due settimane non si era posto nemmeno il dubbio della veridicità o meno del dato fornito da Repubblica.

Open, Puente e il “debunking educato”

Dunque solo il 12 novembre e in seguito agli articoli di Termometro Politico e Dagospia, su Open affrontano la questione dell’evidente fake news di Repubblica. Lo fanno in questo pezzo dove nel titolo non hanno nemmeno il coraggio di parlare di bufala o fake news, ma usano il termine “fattoide”. Testualmente dalla Treccani: “Notizia priva di fondamento, ma diffusa e amplificata dai mezzi di comunicazione di massa al punto da essere percepita come vera“. Quindi in soldoni una fake news, perché non chiamarla così? Nel pezzo di Puente si conferma che la notizia dei 200 insulti al giorno è stata inventata di sana pianta da Colaprico, che il numero non compare né nel rapporto ufficiale dell’Osservatorio sull’antisemitismo, né su un ulteriore “rapporto riservato” che era stato citato da Repubblica e che Open ha potuto visionare. A quel punto i giornalisti del quotidiano fondato da Mentana chiamano direttamente l’Osservatorio sull’antisemitismo per capire la questione del numero degli insulti. La risposta è a dir poco vaga: l’Osservatorio sostanzialmente dice che gli insulti non si possono contare, spiegando che un “singolo episodio di antisemitismo può generare anche centinaia di commenti”.

La supercazzola dell’Osservatorio sull’antisemitismo

Dunque gli episodi e i messaggi d’odio non sono conteggiabili con precisione, e comunque il dato dei 200 insulti al giorno è semplicemente falso. Succede però una cosa incredibile: a rilanciare il dato dei 200 insulti al giorno alcuni giorni dopo la pubblicazione del rapporto è lo stesso Osservatorio sull’antisemitismo! L’Osservatorio riporta come fonte Repubblica, che a sua volta aveva utilizzato come fonte proprio il rapporto prodotto dall’Osservatorio stesso, ma falsificando il dato numerico. Praticamente un mostro di notizie false che si autoalimenta. Di fronte ad una tale truffa il tono di Puente resta insolitamente educato, anzi, il famoso debunker cita anche un’altra ricerca che riporta il numero di “19 mila tweet antisemiti” non specificando chi, come, dove, quando e perché avrebbe prodotto questi messaggi d’odio.

Repubblica e la toppa peggio del buco

Repubblica ha provato a controbattere con un nuovo articolo di conferma dei 200 insulti al giorno e pubblicando un nuovo comunicato ad hoc dell’Osservatorio sull’antisemitismo. Ma “la pezza è stata peggiore del buco”, come ha scritto sempre Open in un pezzo in cui si evidenzia come Colaprico abbia commesso un nuovo grossolano errore di conteggio. Insomma, la commissione Segre è stata istituita sull’onda emotiva generata da un articolo di Repubblica che riportava numeri fasulli, basati su un rapporto di un osservatorio di parte dove la raccolta dei dati probabilmente non è stata condotta in modo serio, dove i fatti più gravi riportati sono dei commenti sui social network in cui spesso le critiche non sono nemmeno connesse all'”odio razziale”.

In Italia non esiste un’emergenza antisemitismo

La verità è che in Italia non esiste alcuna emergenza legata all’antisemitismo. Ma tutti hanno fatto finta di crederci, con i media mainstream che si sono allineati così come la politica. A partire dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che dopo poche ore dalla pubblicazione dell’articolo di Repubblica già dice “inviterò tutte le forze politiche che stanno in Parlamento a mettersi d’accordo per introdurre norme contro il linguaggio dell’odio. Via social e a tutti i livelli“. Ecco dichiarata la strumentalizzazione di un personaggio inattaccabile come Liliana Segre al fine di introdurre, attraverso la commissione, una nuova stretta contro “il linguaggio odio”. Per tappare di fatto la bocca ai sovranisti, criminalizzando posizioni legittime come il “nazionalismo” o l’opposizione alla “sostituzione etnica”.

Nel solco della censura Facebook

Il tiro è evidente: non basta più il codice penale, il diritto, servono commissioni speciali per decidere cosa si può dire e cosa no, chi può parlare e chi no. Nel solco di quanto fatto da Facebook pochi mesi fa, con il social network pronto a censurare chi “mostra la propria ostilità nei confronti di categorie meritevoli di protezione, come i gli immigrati”. La multinazionale americana ha svolto il ruolo di avanguardia nel negare la libertà di espressione con la scusa del contrasto all’odio. Adesso i media tradizionali e la politica seguono a ruota.

Odio e violenza politica: marchio di fabbrica della sinistra

In tutto questo la realtà è la grande assente. Perché mentre il dibattito pubblico e l’agenda politica sono determinati da emergenze farlocche, create sulla base di qualche commento social (la cui portata viene anche falsificata), l’unico odio politico che ancora esiste in Italia, quello dell’estrema sinistra, continua a produrre una violenza concreta. Episodi molto più gravi di un tweet, che però non meritano né ribalta mediatica né conseguenze politiche. Solo stando alla cronaca recente pensiamo agli studenti aggrediti a Torino, alle sedi di partito dove viene impedito l’accesso agli iscritti, ai giornalisti “di destra” che vengono cacciati dalle università. Sul piano delle minacce di morte e gli insulti social nemmeno a parlarne, sono migliaia tutti i giorni (chiedere per info a Francesca Totolo o Chiara Giannini). Anche i servizi segreti hanno ravvisato come sul piano politico il vero pericolo in termini di odio e violenza provenga da sinistra. Eppure questo non fa notizia. E soprattutto non è utile a chi deve tapparci la bocca.

Davide Di Stefano

8 Commenti

  1. Personalmente, questa cosiddetta “commissione Segre” (o “Boldrini-Segre”, non so), anche e soprattutto in merito alla questione nazionalista/sovranista, mi sembra fondata su di un punto di vista enormemente ipocrita dato che attualmente, tra i nazionalisti/sovranisti più convinti, ci sono proprio gli israeliti sionisti.

    Ma chi ha a cuore il concetto di Patria e identità etnica ritiene, forse, sbagliato il fatto che anche gli israeliti abbiano un posto da poter chiamare “casa”? Io credo di no: se vale per noi, allora, vale anche per loro (e vice-versa… ). Al tempo stesso, trovo che siano assolutamente deprecabili sia il fatto di non poter criticare lo sciovinismo e in alcuni casi, la prepotenza israeliani senza incorrere nel rischio di venire subito accusati di un generico anti-semitismo – termine pure usato a sproposito, dato che, notoriamente, la maggior parte degli israeliti non sono semiti (in Medio Oriente, esistono anche i semiti cristiani); sia le continue genuflessioni, in senso figurato e in senso letterale, presso lo Yad Vashem da parte dei nostrani rappresentanti partitici.

  2. Un sistema ben collaudato, adesso hanno raggiunto nuove vette con la manifestazione dei 500 sindaci trasformando gl’ insulti in minacce. Pura Dittatura sionista.

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