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d'annunzioRoma, 14 mar – Fa quasi tenerezza la ricerca di rassicurazioni di una certa intellighenzia di fronte ai giganti della cultura nazionale moderna.

Accade così che, anche in un’occasione che poco si presterebbe a speculazioni politiche (il Dna di Gabriele d’Annunzio è stato appena ricostruito e la cosa è stata presentata trionfalmente al Vittoriale) si finisca a discutere di quanto il Vate non fosse fascista, e per non farsi mancare nulla anche di CasaPound e Matteo Salvini.

Complice un’inviata del Fatto quotidiano e l’esuberanza di Giordano Bruno Guerri, che della fondazione del Vittoriale è presidente, abbiamo quindi appreso che il poeta non sopportava i fascisti (cosa confermata dal discendente Federico d’Annunzio) e che, fosse vissuto fino ad oggi, non avrebbe amato CasaPound.

Le manie di protagonismo degli eredi sconosciuti con cognomi famosi le conosciamo purtroppo bene, è roba da lettino dello psicanalista. Ciò che non conosciamo e non conosceremo mai sono invece le opinioni dei grandi del passato sull’attualità: per esempio cosa avrebbe pensato d’Annunzio di CasaPound. O di Giordano Bruno Guerri. O del Fatto quotidiano.

Le congetture, quindi, sono di fatto libere, ma se fossimo nei panni degli ultimi due non ci avventureremmo in speculazioni.

Il rapporto del Vate con il fascismo è invece storia, non ucronia: un po’ di serietà nel trattare l’argomento non guasterebbe.

Ovviamente il gioco delle citazioni decontestualizzate è simpatico, ma può essere fatto in ogni senso: per ogni mugugno dannunziano contro le camicie nere ci sono diverse decine di dichiarazioni di fratellanza verso il loro capo, con cui mai il poeta entrerà in aperta conflittualità come pure molti gli chiedevano, anche quando le circostanze avrebbero potuto essere a lui propizie.

Ma non è tanto questo il punto. E infatti no, d’Annunzio non era fascista, non c’era bisogno degli scoop del Fatto per capirlo. Quello che sfugge totalmente è il fatto che qualsiasi tipo di polemica sia mai intercorsa fra il Vate e le camicie nere, essa ha a che fare con una dialettica interna a un mondo ben preciso: il mondo nato nelle trincee, il mondo abbeveratosi alla fonte dell’irrazionalismo ottocentesco, il mondo che sognava la più grande Italia in armi contro i popoli vecchi delle democrazie liberali.

Che poi questa ribellione andasse condotta con i metodi delle camicie nere o con quelli – peraltro molto poetici, ma anche molto meno concreti – sognati da d’Annunzio è, per così dire, una disputa interna alla famiglia.

Del fascismo, d’Annunzio è stato precursore, ispiratore, maestro, ma proprio per questo non sarà possibile alcuna identificazione integrale fra lui e il Regime. Al quale, tuttavia, il poeta si accontenterà di chiedere sempre più pressanti favori in cambio di un’astensione dalla politica attiva mai venuta meno dopo il ’22.

Ma tutto questo basta davvero per “salvare” d’Annunzio alle ragioni della democrazia, della Costituzione, dell’antifascismo, del legalitarismo straccione del Fatto?

Adriano Scianca

6 Commenti

  1. dopo anni di negligenza il Vittoriale torna dorato ma no a opera del Duce: torna dorato a opera del “liberale dannunziano” presidente; orbene, chi davvero conosce d’Annunzio potrebbe chiarire che vuol dire tutto ciò? o meglio: come mai, perché, quale ragione stramba induce il buon liberale a cotanta opera solerte e molto affannata a incensare e indorare?

  2. tutto può accadere e probabile anche il Duce liberale
    antifascista e, mediante indagine di alto rigore scientifico
    o “nobile trovata”, vien portato alla cavezza qualche dotto
    colto pronipote e confermi, compiaciuto e compiacente
    factotum e platea, la buona novella in tutta allegria

  3. dopo anni di negligenza il Vittoriale torna dorato ma no a opera del Duce: torna dorato a opera del “liberale dannunziano” factotum; orbene, chi davvero conosce d’Annunzio potrebbe chiarire che vuol dire tutto ciò? O meglio: come mai, perché, quale ragione stramba induce il “buon liberale” faccendiere a cotanta opera solerte e molto affannata a incensare e indorare?

    tutto può accadere e probabile anche il Duce liberale
    antifascista e, mediante indagine di alto rigore scientifico
    o “nobile trovata”, vien portato alla cavezza qualche dotto
    colto pronipote e confermi, compiaciuto e compiacente
    factotum e platea, la buona novella in tutta allegria

  4. in breve, la trovata mi pare oltremodo sciocchina: tanto elementare e sempliciotta da rendere anche me sciocco
    a perdere tempo nei precedenti commenti, pazienza

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