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L’Italia non è ancora morta, nonostante i suoi tanti nemici

by Adriano Scianca
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Tricolore italianoRoma, 17 mar – Pochi giorni fa, a Napoli, è andato in scena un bizzarro teatrino: per protestare contro l’arrivo in città di un politico nordista e secessionista (il quale, ok, vorrebbe imprimere al suo partito una svolta nazionalista e sovranista, lo sta sempre per fare, ma, di fatto… non l’ha ancora fatto e non lo farà mai) – per protestare contro questo esponente del profondo nord anti-italiano, dicevamo, in strada sono scesi anche dei movimenti neoborbonici e meridionalisti, per l’occasione alleati dei negatori di ogni identità, quella sudista compresa. Un nodo di schizofrenie inestricabile. Logica vorrebbe, teoricamente, che anti-italiani del nord e del sud sfilassero semmai insieme, uniti contro il tricolore, contro Roma e contro quell’unità nazionale di cui oggi si festeggia l’anniversario. Non sono, del resto, queste schegge residuali di spirito anti-nazionale a gettare nel fango tale ricorrenza, quanto semmai l’ignavia e la cialtronesca indifferenza delle istituzioni, che quando devono parlare della nazione arrossiscono come educande di fronte a un film porno o se ne escono con lodi gratuite ai fratelli migranti, che non fa mai male.

Il quadro può sembrare disperante: la bandiera vilipesa dai politici, dai governanti, da partiti e circoli dichiaratamente anti-italiani. Eppure non è così. Il panorama circostante ha tante ombre, ma filtrano anche delle luci. Sempre più spesso, per esempio, vediamo manifestazioni in cui campeggia il tricolore e si canta l’inno di Mameli: gli ambulanti contro la direttiva Bolkenstein, i tassisti contro Uber, manifestazioni studentesche non egemonizzate dalla sinistra, comitati di quartiere, il composito e contraddittorio movimento che fu dei “Forconi” etc. Riferimenti confusi, talvolta, ma che testimoniano una voglia spontanea di tricolore che merita di essere evidenziata. Come se in quest’Italia spolpata, vilipesa, prostrata e invasa, l’unico simbolo vitale, l’unica risorsa culturale concreta, fosse la nazione.

A questo revival nazionale contribuisce anche la Ue, che è riuscita nel brillantissimo compito di mettere i popoli europei uno contro l’altro, aizzando rancori reciproci che sembravano sepolti. Uno dei compiti cruciali delle avanguardie dovrà proprio essere quello di riconciliare la nazione con l’Europa, nonostante quei criminali della Ue. Ma, intanto, il fatto stesso che alcuni italiani non si arrendano alla scomparsa programmata della nazione di Mazzini, Garibaldi, Battisti, Marinetti, D’Annunzio e Corridoni ha già del sovrumano. Buona Unità d’Italia a tutti.

Adriano Scianca

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2 comments

Anonimo 18 Marzo 2017 - 4:39

Semmai buona “semi-unità”, sappiamo tutti che mancano ancora dei pezzi….

comunque, riguardo ai forconi e similari sulla voglia spontanea di tricolore;
La saggezza popolare dice:
“Chi disprezza compra…”

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gulino giuseppe 20 Marzo 2017 - 8:50

complimenti ottimo articolo

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