Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 5 giu – “Bergamo, non c’è più posto: 70 mezzi militari portano le salme fuori dalla regione”. Così titola La Repubblica del 18 marzo 2020. E spiega che “una lunga colonna di mezzi militari” dell’esercito ha trasportato le bare dal camposanto bergamasco verso i forni crematori di altre Regioni. Il motivo – spiega Repubblica –  “è che la camera mortuaria a Bergamo non è più in grado, da giorni, di accogliere i feretri delle vittime del Covid-19. E lo stesso discorso vale per il forno crematorio”. Sono scene che feriscono l’anima e sconvolgono la mente. Debbono essere osservate pensando all’intero ciclo di morte di chi ha subito questo scempio: i nostri cari, i nostri amici, i nostri concittadini sono stati lasciati morire da soli, senza nessuno accanto che desse loro un ultimo saluto. I morti di Covid-19 hanno subito anche questo: accanto al dolore della malattia, quello dei sentimenti.

L’insegnamento di Tucidide

Per evitare il contagio, il cui rischio ci dicono essere altissimo, sono stati lasciati morire in solitudine, isolati da tutto e da tutti. Soli ad affrontare la fine di tutte le cose o, a seconda delle credenze di ognuno, il passaggio a miglior vita. Ma non è solo dell’ultimo saluto che sono stati privati: è stato loro negato anche il funerale, giacché i loro corpi, a Bergamo, sono stati bruciati senza un funerale. È la prova, senz’altro, di una verità che apprendiamo dai classici della letteratura e dai loro resoconti della peste: nel dilagare della pandemia, la società precipita generalmente nella barbarie. E abbandona le più collaudate usanze del vivere civile. Lo sapeva già Tucidide, il quale così scriveva: “La peste segnò per la città l’inizio della corruzione. […] Nessuno era più disposto a perseverare in quello che prima giudicava essere il bene, perché credeva che poteva forse morire prima di raggiungerlo” (La guerra del Peloponneso, II, 53).

Il rovesciamento di Antigone

Tra le usanze del vivere civile che ora sono messe in congedo v’è anche, appunto, la degna sepoltura riservata ai morti. È, per così dire, il rovesciamento di Antigone, che Hegel innalzava a eroina dell’etica familiare contrastante con l’etica statale di Creonte. La soglia che divide l’umanità dalla barbarie è stata decisamente superata e, quel che è peggio, molti non se ne sono accorti. Se Antigone lottava ed era disposta a morire pur di dare degna sepoltura al fratello ucciso, noi abbiamo accettato passivamente e senza battere ciglio che i nostri congiunti, i nostri amici e i nostri concittadini venissero, una volta defunti, gestiti dal potere. È la rivincita ex post di Creonte su Antigone.

Diego Fusaro

2 Commenti

  1. Egregio Diego Fusaro, leggo volentieri e spesso condivido il suo pensiero e la sua ricerca. Anche qui.
    Un solo appunto, non appelliamoci ai barbari (alle barbarie), quando siamo solo e solamente degli indegni, nostrani: Cagasotto con il virus, figuriamoci il resto…

  2. A me preoccupa adesso quanto tempo ci vorrà al Gauleiter (o ai suoi facenti funzioni) per emettere un diktat per liberarci da almeno un po’ delle varie imbecillità: mascherine, temperature misurate, guanti…

Commenta