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bukoMilano, 26 mar – “Nella prossima vita voglio essere un gatto. Dormire venti ore al giorno e aspettare che ti diano da mangiare. Starsene seduti a leccarsi il culo. Gli umani sono dei poveretti, rabbiosi e fissati”. Agli amanti della letteratura, e probabilmente dei felini, non sarà sfuggita la citazione dello scrittore/poeta che il Time definì “laureate of American lowlife” (letteralmente: la massima autorità della repellenza americana, ndr), Charles Bukowski. Ebbene agli stessi farà estremamente piacere sapere che tre nuovi scritti di “Hank” – tra cui uno interamente dedicato ai gatti – verranno dati alle stampe dalla casa editrice scozzese Canongate a partire dal prossimo luglio.

Il volume in uscita in ottobre, che si intitolerà On Cats, racconterà attraverso lavori vecchi ed inediti la passione dello scrittore di origine tedesca per i felini. Ne dà notizia Francis Bickmore, capo editore della Canongate: “Spesso associamo Bukowski ad uno stile di vita pericoloso, da ubriacone, rock’n’roll. Ma c’è una certa delicatezza nella sua scrittura, e un amore per gli animali domestici, che vogliamo far emergere”.

“Avere una banda di gatti intorno è bello” – scrive l’autore di Post Office e Compagno di sbronze – “Se ti senti giù, basta guardare i gatti, e ti sentirai meglio, perchè loro sanno che tutto è semplicemente come è. Non vale la pena scaldarsi. Loro lo sanno e basta. Sono i salvatori. Più gatti hai, più vivrai. Se hai cento gatti, vivi dieci volte di più che se ne hai dieci. Prima o poi questa cosa verrà scoperta e la gente avrà migliaia di gatti e vivrà per sempre. È proprio una sciocchezza”.

Il libro verrà anticipata nel luglio prossimo dalla pubblicazione di On Writing, una raccolta di lettere inedite di Bukowski sull’arte della scrittura, che attraverseranno tutta la carriera del narratore maledetto, “dalle prime agli editori per chiedere qualsiasi tipo di lavoro” – aggiunge ancora Bickmore – “alla corrispondenza con il suo editore di lunga data John Martin”.

In una di queste, scritta nel Gennaio del 1985, l’autore mette per iscritto la sua risposta alla scoperta che il suo Storie di ordinaria Follia fosse stato rimosso dagli scaffali di una libreria belga per essere “troppo sadico, occasionalmente fascista e discriminatorio verso certi gruppi [compresi gli omosessuali]”.

“Se scrivo male dei neri, degli omosessuali e delle donne, è perchè così son stati quelli che ho incontrato. Ci sono molti ‘cattivi’ – cattivi cani, cattivi censori; ci sono persino ‘cattivi’ maschi bianchi. Solo però se scrivi sui ‘cattivi’ maschi bianchi non si lamentano. E c’è bisogno che io dica che ci sono ‘buoni’ neri, ‘buoni’ omosessuali’ e ‘buone’ donne?” – risponde Bukowski – “La censura è lo strumento di coloro che hanno la necessità di nascondere la realtà da se stessi e dagli altri. La loro paura è solo la loro incapacità di affrontare l’attualità (…). Da qualche parte, nella loro educazione, sono stati protetti contro i fatti alla base della nostra esistenza. Gli hanno insegnato a guardare solo in un modo quando ne esistono tanti”.

Il prossimo febbraio infine si concluderà il trittico con l’uscita di On Love, una raccolta di scritti sulle relazioni. “Ha sempre cercato di dire la verità, costi quel che costi” conclude Bickmore, che descrivendolo – e non possiamo che concordare con lui – definisce lo scrittore “una delle più grandi icone del ventesimo secolo che l’America abbia mai prodotto. Nessuno racconta la verità come Charles Bukowski”.

Davide Trovato

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