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isis 3Roma, 5 feb – L’escalation dell’orrore a cui stiamo assistendo nei filmati dell’Isis, con esecuzioni sempre più efferate, lascia in qualche modo una sensazione di dejà vu. In effetti è come vedere il nuovo capitolo di Saw – L’enigmista.

Il paragone non sembri blasfemo: il fatto che il sangue che esce dalle gole squarciate sia reale e non sciroppo di mais e colorante, come si usa a Hollywood, il fatto che l’uomo in fiamme nella gabbia sia un essere umano che sta davvero bruciando vivo e non uno stuntman, cambia poco. Cambia poco dal nostro punto di vista, ovviamente, non da quello dei poveri cristi che finiscono nelle mani di questi macellai. Per noi, infatti, tutto questo è solo un trailer, è solo spettacolo.

La nostra indignazione, la nostra rabbia, il nostro orrore di fronte a queste immagini è solo un tornante particolarmente stretto nel flusso delle nostre opinioni quotidiane, un punto dove momentaneamente le informazioni si addensano, creando un grumo di sensibilità un po’ più accentuato, per poi defluire via.

I primi a essersi resi conto di tutto ciò sono proprio quelli dell’Isis, che fanno un uso dei mezzi di comunicazione semplicemente magistrale. Variare le modalità dell’uccisione, in questo senso, è fondamentale: dopo un po’ lo share sugli sgozzamenti cala, meglio passare al rogo. La stessa notizia per cui sui siti jihadisti ci sarebbe stato una sorta di sondaggio su come trucidare il povero pilota giordano la dice lunga: è una via di mezzo tra un reality e Hostel.

E i suggerimenti degli utenti (“usate l’ascia”, “seppellitelo vivo”, “bruciatelo”) sono un po’ il contraltare della rabbia espressa sui nostri social network alla notizia di ogni nuova uccisione: maledetti terroristi, bombardiamoli, sterminiamoli, bruciamoli.

Tutto questo, si badi, non per fare sociologia a buon mercato: l’Isis è una minaccia reale e non virtuale, che va affrontata con una strategia militare, politica, economica e culturale di ampio respiro. Vanno combattuti spietatamente i miliziani, i loro manovratori e i loro finanziatori.

Il punto è che noi non abbiamo le risorse innanzitutto esistenziali per fare ciò. Di per sé, il terrore non provocherà alcun risveglio. Al contrario: l’Isis non ci strappa dai nostri sogni, ci si infila dentro rendendoli incubi, come accadeva in Nightmare. E proprio come Freddy Krueger, alla fine ci uccide realmente, ma senza per questo risvegliarci.

Adriano Scianca

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