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pieroRoma, 27 giu – Che il caos stia arrivando, lo scrittore svizzero Piero San Giorgio lo dice da anni e lo ha scritto in vari libri. Ora che l’invasione immigratoria sembra non avere più freni e il terrorismo internazionale si scatena, molte delle sue tesi sembrano prendere drammaticamente corpo. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo parere sulla situazione.

Tunisia, Francia, Kuwait: il terrorismo colpisce in tre posti contemporaneamente. Che sta succedendo?

In verità ci sono tantissimi attentati ogni giorno, quello che è interessante è vedere su quali di essi i media fanno i titoli. Tutti questi attentati, e voi in Italia lo sapete meglio di chiunque altro in Europa, forse insieme agli spagnoli, sono dei sintomi, non delle cause profonde. Anche l’islam terroristico è un sintomo di altri problemi. Problemi che hanno a che fare con la guerra globale sempre più palese tra diverse potenze. Il punto è l’impero statunitense e la sua finanza internazionale, che è sempre di più in fallimento e per questo cerca con disperazione e in modo caotico di creare situazioni di disordine nel mondo anche senza necessariamente avere una coerenza precisa: il deus ex machina non funziona più tanto bene, se esiste, e crea questo caos nell’ambito di questa corsa per impedire lo sfacelo dell’economia. Poi c’è la corsa per le risorse di cui ho parlato nei miei libri. Di sicuro il caos sta diventando la regola.

Si tratta di attentati gestiti da un’unica regia?

A volte in questi attentati c’è puzza di organizzazione dietro, come è stato il caso degli attentati di gennaio a Parigi, ma una volta che il software che fa funzionare la gente in un certo modo comincia a girare nella matrice, esso arriva a molta gente rovinata e depressa. A quel punto scattano dei meccanismi non gestiti da nessuno.

In questa avanzata del caos, la questione immigratoria svolge un ruolo centrale…

Per fortuna dell’Italia la maggior parte di questa immigrazione non vuole restare in Italia, vuole andare pieropoint1dove gli toccano molti più soldi, come in Francia o in Svezia. Perché c’è tutta questa immigrazione? C’è sicuramente la distruzione nei paesi di emigrazione, come la Libia, c’è la crescita demografica e secondo me c’è anche un nuovo fattore: da sempre la gente si muove, ma quando si vuole che non entri o non esca, ci si riesce. Quando non si voleva che la gente entrasse in Italia, non entrava. Quindi o l’incompetenza è tale che nessuno prende le decisioni per fermare gli tsunami umani che arrivano, oppure c’è una esplicita volontà di distruggere quelle popolazioni europee che sono ancora capaci grazie alle loro radici di tenere testa al potere imperiale americano e di rivoltarsi al caos economico.

In parte il caos è voluto, quindi. Ma è possibile che talora gli effetti sfuggono ai suoi stessi creatori?

Assolutamente, nessuno può controllare maree umane di questo tipo. Prendiamo la Francia: negli anni ’60 c’erano molte campagne antirazziste, spesso animate da intellettuali francesi di origine ebraica. Oggi, gli stessi dicono: “Ma questi musulmani ci vogliono uccidere!”. L’antirazzismo parte dai buoni sentimenti, ma i buoni sentimenti lastricano la strada per l’inferno e ci impediscono di fare delle osservazioni empiriche. Per esempio quella per cui non sono i buddisti a compiere atti di terrorismo, non sono i giapponesi ad arrivare coi barconi, bisogna anche dire i fatti come sono.

L’islam secondo te è un problema in quanto tale o si possono distinguere componenti laiche che possono diventare nostre alleate?

Non so se esiste l’islam laico. Non lo credo, così come non esiste un cattolicesimo o un giudaismo laico. Io non sono anti-islam, preferirei che i popoli avessero la loro terra in cui svilupparsi liberi e senza influenza straniera. Oggi stiamo mescolando civiltà che hanno troppe differenze in un arco di tempo incredibilmente veloce. Fra Europa e Medio Oriente ci sono stati mille anni di guerra. Ogni civiltà è creata da un popolo. Se si cambia un popolo si cambia la civiltà. L’islam non è di per sé un problema. L’islam è quello che è. Il problema è: perché vogliamo far venire da noi milioni di persone che professano l’islam o qualunque altra cultura?

Tu frequenti spesso l’Africa. Com’è tutto questo visto da laggiù?

In Africa ci ho lavorato 5 anni negli anni ’90 e ci torno spesso. Gli intellettuali la vedono così: ci avete sfruttato per millenni e ora vi prendete gli immigrati. In realtà la storia ci dimostra che non è stato così. E poi, in ogni caso, cazzo me ne frega di ciò che è stato mille anni fa, a me interessa ciò che accade adesso per me e i miei figli, per il mio popolo. La gente più povera, che è molto più interessante degli intellettuali, ti racconta che chi viaggia in Europa non sono i più poveri. È gente che vuole venire in cerca di opportunità. E dicono: non capiamo perché la gente se ne va, il lavoro da fare c’è e gli africani dovrebbero tornare in Africa e ricostruirla. La mia opinione sull’Africa è che lì ci sono le ultime risorse e che l’impero si comporta come i mafiosi: individua delle risorse, va dall’africano, gli offre un po’ di soldi per accaparrarsele. Ma se lui rifiuta, perché magari il cinese gli dà di più, ecco che spunta Boko Haram e arriva il caos. E a questo punto, l’impero torna e dice: vuoi ancora Boko Haram? Esattamente come i mafiosi.

Ma queste élite africane che vedono l’immigrazione come ritorsione per il colonialismo sono quelle che abbiamo creato noi, giusto?

Certo, sono tutte di sinistra. Ma per fortuna ci sono anche élite giovani, nuove, che dicono che gli africani devono tornare in Africa e devono essere virili, orgogliosi di se stessi. E chi è orgoglioso non va a chiedere l’elemosina.

Adriano Scianca

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