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Immagini che dimostrano le dimensioni miniaturizzate del pacemaker Micra TPS

Bari, 27 giu – Il pacemaker più piccolo del mondo è stato impiantato nei giorni scorsi al Policlinico di Bari dall’équipe del direttore della Cardiologia universitaria, Prof. Stefano Favale. Oltre alle ridotte dimensioni, è stato incredibile il tempo impiegato per eseguire la procedura: appena tre minuti. Un record italiano nell’ambito di un’operazione multicentrica che nell’ultimo periodo sta coinvolgendo 12 aziende ospedaliere e cliniche tra le città di Bari, Bologna, Brescia, Cotignola, Milano, Pisa, Roma, Torino e Udine.

Sangue di Enea Ritter

Il 64-enne paziente barese cui è stato impiantato il nuovo dispositivo, affetto da fibrillazione atriale permanente con bassa risposta ventricolare e asistolie di circa 4 secondi, nonché sottoposto a intervento di sostituzione valvolare aortica tre anni fa, è stato dimesso a sole 24 ore dall’intervento.

Black Brain
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Il microscopico pacemaker Micra TPS impiantato direttamente nel cuore, senza fili

Con i suoi due grammi di peso e due centimetri di lunghezza, il micro pacemaker più piccolo del mondo si chiama Micra™ Transcatheter Pacing System (TPS), sviluppato da Medtronic ed è un sistema di stimolazione intracardiaco transcatetere della grandezza pari a un decimo di un pacemaker normale e con una durata che varia dai 7 ai 14 anni.

Avendo ricevuto il marchio CE nell’aprile 2015, sulla base dei risultati dei primi 60 pazienti arruolati in uno studio clinico mondiale, il sistema Micra è una piccola ma importante rivoluzione, che si posiziona come vera pietra miliare nella storia dei pacemaker: questo, infatti, viene impiantato direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta posizionato il micro pacemaker verrà “fissato” al cuore tramite dei piccoli ganci progettati apposta, emettendo degli impulsi elettrici in grado di andare a regolarizzare il battito cardiaco grazie un elettrodo presente nel dispositivo.

Questa è la prima importante innovazione, perché non c’è bisogno di una vera operazione chirurgica” ha spiegato il direttore di Cardiologia ed Elettrostimolazione dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, Maurizio Lunati, che aggiunge: “l’altra è che questo dispositivo concentra in unica componente quello che nei vecchi dispositivi era diviso in due, ovvero la scatola e i fili. Si tratta di un primo passo importante verso la nuova tecnologia, ma occorre ricordare che l’apparato è adatto soprattutto a casi particolari, come il blocco atrioventricolare avanzato e la fibrillazione atriale con lenta risposta ventricolare”.

Un altro successo concreto e importante della medicina italiana, quindi, che si è già tradotto in minori rischi operatori, migliore qualità della vita e maggiori speranze per moltissime persone affette da sindromi cardiache. Alle quali – cosa non di poco conto – saranno risparmiate anche le cicatrici.

Francesco Meneguzzo

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