Iran-anti-USARoma, 27 mar – Giunge benvenuta la notizia, da parte della casa editrice Settimo Sigillo, della ristampa anastatica de Il male americano, un libro che ha segnato una generazione di lettori non conformi e che sembrava da tempo introvabile.

Uscito originariamente su Nouvelle Ecole n° 27 – 28 nel 1976, il testo (in seguito pubblicato in italiano, in tedesco e in… afrikaans) non è altro che un lungo articolo intitolato “Il était une fois en Amérique” e firmato originariamente da Robert De Herte e Hans-Jürgen Nigra.

Se il primo nome già da qualche anno non suonava nuovo alle orecchie della destra francese come pseudonimo storico di Alain de Benoist, del secondo si sapeva poco o nulla e fino a qualche anno fa non mancavano siti antifascisti che parlavano di un misterioso “neonazista tedesco”. Hans-Jürgen Nigra era in realtà l’italianissimo Giorgio Locchi.

Il testo, firmato a quattro mani, sarà determinante per certificare in modo indelebile la “svolta antiamericana” della Nouvelle maleamericanoDroite, che aveva iniziato la sua avventura culturale intorno al ’68 all’insegna di un anticomunismo intellettuale raffinato, culturalmente solido, ma che contemplava inizialmente anche una certa simpatia per gli Usa.

In quel periodo, l’interesse per il “realismo biologico”, sulla scia dell’insegnamento di Dominique Venner, si coniugava filosoficamente con una curiosa passione per l’empirismo logico da parte dello stesso de Benoist. Sarà proprio il contatto con Locchi, a Parigi come corrispondente del Tempo, a determinare da un lato la “conversione” filosofica dei neodestristi, a cominciare dal loro esponente di punta, al nietzscheanesimo, e dall’altra appunto una marcata coscienza della specificità culturale europea che non poteva non confliggere con l’egemonia d’oltre Atlantico.

Le circostanze di questo “cambio di paradigma” sono state ricordate una quindicina d’anni fa da Guillaume Faye in Archeofuturismo: “Agli inizi degli anni ’70, il Grece, in linea con l’anticomunismo dominante nella destra, era filoamericano e partigiano dell’Occidente. In un vecchio numero di Nouvelle Ecole si può leggere, sotto una foto del Rockfeller Center di New York, la seguente didascalia: ‘L’energia nel cuore della potenza’. Ma nel 1975, grazie al buon Giorgio Locchi, cambiammo spalla al nostro fucile, quando apparve un numero eccezionale di Nouvelle Ecole, realizzato da Alain de Benoist e Locchi, che spezzava l’unità di civiltà tra gli Stati uniti e l’Europa matriciale”.

Il testo si distingueva e si distingue ancora oggi dall’anti-americanismo alla Noam Chomsky, che degli Usa critica soprattutto “l’imperialismo”, il “militarismo” quando non apertamente un onirico “fascismo”. Locchi e de Benoist ci parlano di un’America ben diversa, che non comprende e in fondo odia la figura del soldato, che non di meno manda in giro per il mondo a difendere i suoi interessi, ma con cattiva coscienza, tanto da dover poi fare i conti con la tipica figura del reduce “che non è più se stesso”. In Europa chi torna da una guerra e non sa riadattarsi alla vita civile fa una rivoluzione, negli Usa fa una strage in un centro commerciale.

uncle samWashington, in questa visione, diventa addirittura “la capitale del neomarxismo”, rompendo quella falsa opposizione fra comunismo e capitalismo, fra Est e Ovest, così tipica della retorica della Guerra fredda. Gli autori spiegano invece che i due contendenti altro non sono che due facce della stessa medaglia.

Il messaggio, come detto, era innanzitutto destinato “all’interno”, cioè in primo luogo alla “destra”, sia vecchia che nuova. Nelle prime pagine leggiamo, non a caso: “Quegli stessi che si gloriano di difendere la tradizione di una Europa imperiale e padrona della propria storia non intravedono altra via d’uscita al loro combattimento che all’ombra (o con l’appoggio) degli Stati uniti. L’equivoco non potrebbe essere più profondo. Esso dimostra la debolezza spirituale di un’Europa pronta (persino nei suoi migliori elementi) a rifugiarsi dietro le apparenze fallaci di un preteso ‘Occidente’ o di un’inesistente solidarietà delle ‘razze bianche’”.

Parole che andrebbero rilette e affisse in ogni sezione di qualsiasi movimento nazionalrivoluzionario europeo, anche oggi, soprattutto oggi.

Dieci anni dopo, nel 1985, Giorgio Locchi tornerà sull’argomento in un articolo scritto per la rivista Intervento (oggi ripubblicato in Definizioni), in cui parlerà degli equivoci sorti attorno alla traduzione italiana del testo, datata 1978: “Il vero ‘americanismo’, quello che minaccia la cultura o più esattamente – rinunciando a questo termine di cultura che non significa più nulla – l’anima dell’Europa, è concretato dall’adesione cosciente o inconscia al cosiddetto ‘mito americano’, al ‘sogno americano’. È questo il ‘male americano’ di cui soffre l’Europa, male che ho tentato di caratterizzare nel saggio redatto in collaborazione con Alain de Benoist. Male ‘americano’ dell’Europa e non già male dell’America come fin troppi lettori di quel saggio sembrano aver compreso. E male, del resto, che non viene all’Europa come una contagione, bensì male che l’Europa da sempre porta con sé”.

Nella visione locchiana, gli Usa altro non sono che lo “spurgo” dell’Europa, spurgo che però l’Europa ha essa stessa generato dalla sua storia e dalla sua cultura. L’Europa deve quindi re-inventarsi come qualcosa che non si è mai visto, come nietzscheana “terra dei figli”. Il compito, l’unico per cui valga davvero la pena combattere e “fare politica”, è ancora davanti a noi.

Adriano Scianca

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