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Roma, 5 mag – Il dibattito politico in Italia non ha mai brillato per profondità e serietà, ma, di questi tempi, forse per colpa della pandemia o forse no, il livello appare particolarmente avvilente. Per riassumere schematicamente gli schieramenti in campo, oggi l’offerta politica italiana presenta una destra sovranista che, dall’alto della sua consolidata abitudine al rispetto per i riti repubblicani, grida a una dittatura del tutto immaginaria, mentre, dall’altra parte, la sinistra si lamenta sostanzialmente perché questa dittatura ancora non c’è.

L’appello del Manifesto e il servilismo della sinistra

Partiamo proprio dalla sinistra, che in questi anni ci ha abituati a sempre nuovi record infranti nel campionato del servilismo, ma che dovrà sudare sette camicie per fare peggio dell’appello dei “personaggi di spicco della cultura” per blindare il governo. Apparso sul quotidiano che più fucsia non si può, il Manifesto, l’appello se la prende con “opinionisti (e politici in cerca di visibilità)” che “mettono in croce il governo”, cosa che, a quanto pare, di questi tempi sarebbe equivalente a un atto eversivo. Di fonte alle critiche che da più parti piovono sull’esecutivo, l’appello si chiede se per caso esse non siano “l’espressione degli interessi e delle aspirazioni di coloro che vogliono sostituire questo governo e la maggioranza che faticosamente lo sostiene”. Che indecenza, un’opposizione che vuole sostituire una maggioranza, ma dove andremo a finire?

Il Conte “dittatore” è meglio del Conte reale

Ma non si tratta solo di questo grottesco testo, che sarebbe probabilmente apparso imbarazzante e fuori luogo anche nella Bulgaria di Todor Živkov. Da più parti, a sinistra, si registra un clima da Termopili giallofucsia. Con, neanche a dirlo, Matteo Salvini nei panni del Serse che preme alle porte della democrazia. Lo spauracchio è sempre quello: questo governo è nato con l’unico scopo di non mandare Salvini al governo e resta in piedi per lo stesso motivo. Come possa fare Salvini ad andare al governo in questa fase è peraltro un mistero: le elezioni sono chiaramente escluse, almeno a breve. Resta l’ipotesi di un governo “di unità nazionale” che potrebbe contemplare anche la Lega, ma che sicuramente Mattarella blinderebbe per neutralizzare eventuali intemperanze salviniane. Se la sinistra intellettuale deplora che in Italia non esista ancora una dittatura, la destra si immagina invece di vederla già operante, criticando il decisionismo (?) di Conte come forma di deriva autoritaria. Ecco quindi spuntare ironie e critiche contro il “ducetto”, il “dittatore”, il “faraone”, senza che nessuno si accorga di quanto una figura mediocre come Giuseppe Conte esca decisamente meglio di come è da queste letture paranoiche.

La tecnofobia non giustificata

Prendiamo la famosa app per il tracciamento dei contagiati, che ha costretto più d’uno a ritirare fuori dallo sfasciacarrozze ermeneutico i moralismi tecnofobi agambeniani ormai efficaci solo come strumento di frantumamento scrotale. E così ci troviamo a ragionare di totalitarismo cibernetico in un Paese che per dare il bonus alle partite Iva organizza un “click day” con il sito dell’Inps che va in crash dopo pochi minuti e che a due mesi e mezzo dall’esplosione dell’epidemia ha rilasciato il quinto modulo per l’autocertificazione… cartacea! I nostri timori apocalittici sono quindi relativi a un’applicazione che arriverà a emergenza finita, che andrà subito in tilt, che raccoglierà dati che nessuno controllerà, che vedrà nel frattempo comparire altre sette app concorrenti lanciate dalle regioni, dai comuni, da altri ministeri.

La realtà è che, a differenza di quanto la sinistra auspica e la destra paventa, in Italia non c’è nessuna dittatura, c’è solo l’abbandono di una nazione ai quattro venti della incompetenza, alla sciatteria, alla burocrazia, alla mediazione. Non c’è nessuna autocrazia, ma semmai la liberaldemocrazia nella sua forma quintessenziale, fatta di dilazioni, indecisioni, concessioni a consorterie, lobby e logge, dibattito permanente, conflitto di interessi endemico, allergia alla decisione, paternalismo, mancanza di una qualsiasi visione d’insieme. È vero, ci sentiamo tutti legati, immobilizzati, prigionieri. Ma non sono catene. È la palude in cui stiamo affondando.

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. Magari però dover autocertificare che si sta andando a trombare la fidanzata oppure farsi controllare la busta della spesa per vedere quanti articoli si sono acquistati, non è dittatura? Sicuramente ANCHE PEGGIO

  2. Ricordo a Scianca che nemmeno Stalin obbligo’ tutto il popolo russo alla carcerazione domiciliare per 2 mesi!
    E il famoso vaccino con i microchip(è ufficiale!) del tutto inutile che i poteri occulti stranieri vogliono rendere obbligatorio per controllarci come bestie non prefigura una dittatura Orwelliana??
    E pensare che fanno parlare dai loro media solo di questo vaccino nascondendo da oltre un mese la notizia delle terapie che in Italia bravissimi medici hanno somministrato(con plasma contenente anticorpi,clorochina,eparina,etc)e che si stanno mostrando utilissime a contenere questa farsa di virus.Farsa in quanto la mortalità, se le statistiche sono realmente correlate a chi è morto dal virus e non con la positività e basta,è secondo l’ISS ben nel 96% dei casi in persone con 1 o piu’ patologie concomitanti(es; cancro,scompenso, diabete, insufficienza renale, etc,etc!!!!)

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