Roma, 17 giu – Da qualche tempo, il mondo hipster di quelli che “fanno dibattito” a sinistra, è in agitazione. Fior di ricerche “sociologiche”, tipo quelle di cui abbiamo parlato qui, cercando di rispondere all’annoso quesito: “Perché i fasci sono fichi e noi facciamo così schifo?”. E puntualmente, in queste interrogazioni abissali, compare un nome: Svart Jugend. Nella rete, è praticamente una leggenda. Un sito misterioso e inquietante, che fa ridere, fa piangere, fa vomitare. Sul sito omonimo, l’ultimo articolo risale a un anno fa. Svart Jugend è quindi morto? Ma poi, cos’era, Svart Jugend? Perché è nato? È di destra? È di sinistra? È davvero nazista o faceva finta? Cosa fa, nella vita, Svart Jugend? E cosa pensa di noi, di loro, della destra, della sinistra? Noi siamo andati a chiederglielo. E abbiamo scoperto, tra le altre cose, che anche Svart Jugend, a suo modo, si è sentito un po’ “Charlie”. Preparatevi quindi per un salto nel delirio. Stappate una Peroni e mettetevi comodi. Piove ancora sangue, su Roma Est.

Cos’è, perché nasce e perché muore (se poi è davvero morto) Svart Jugend?

Svart Jugend è un gioioso trauma infantile della prima metà degli anni ‘90. Emergenze dell’epoca: violenza negli stadi, violenza nelle strade, violenza nei fumetti horror, violenza nei film horror, mania dell’horror, mania del metal, metal satanico, horror satanico, le “teste rasate”, ascesa dei satanisti, ascesa degli ultras. Era tutto già pronto e impacchettato nelle tribune politiche e sulle colonne dei giornali, in attesa solo del whiskey per esplodere. Intanto scoprivi che tutto quello che ti piaceva era vietato, sbagliato, andava eliminato, e imparavi a combattere per fare quello che ti piace, e tracciavi già una linea mentale e da una parte c’era il prete e dall’altra Pazuzu.

Il sito parte in modo del tutto innocente all’insegna del politicamente scorretto (io mi diverto, i miei amici si divertono, qualcuno si incazza), poi prende una piega decisamente infera, sfocia nel demoniaco, e infine, da decorso clinico dell’alcolismo, approda alla pazzia. Al che muore, sì, ma chi segue Svart Jugend sa che da queste parti i morti camminano veloci. Ci sono stati due anni di stravolgimenti e rivelazioni che prima o poi dovrò colmare, quantomeno per chi mi segue da anni.

Sapevi di essere un fenomeno di culto a sinistra? Come ti spieghi questo fatto?

Sentite: io quando parlavo di Europa Unita intendevo quella del ‘40. Detto questo, penso che malgrado il pantheon di riferimenti letterari e cinematografici insolitamente “alti”, arrivi forte e chiaro che il cuore di Svart Jugend è il get pissed/destroy! di quando ascoltavi i Sex Pistols a 13 anni. Quindi magari ci sono ragazzi che si dicono “di sinistra” e affini perché sono convinti che “la sinistra” sia quello, il punk rock, la rivolta, le bottiglie rotte, o che tutto questo sia “di sinistra”, e a modo suo la cosa non fa una piega. Oppure ad essere ottimisti c’è tanta gente che delle categorie se ne frega e finalmente fa quello che gli pare.

Una delle ragioni per cui piaci a sinistra potrebbe avere a che fare con la tua “autenticità”. Non mi riferisco tanto al fatto, pure innegabile, che a sinistra è pieno di ricchi stronzi che giocano a fare i solidali con periferie che non conoscono, quanto al fatto che, anche quelli che in periferia ci vivono davvero, è come se la guardassero sempre con lenti ideologiche. Loro “pensano” le periferie a colpi di pasolinismo d’accatto, letture di classe incartapecorite e quadretti multirazziali, ma non riescono a viverle davvero. Tu sì. Sei d’accordo?

Sono d’accordo sulle letture ideologiche della sinistra. C’è questa follia, che poi è la base del marxismo, dell’impossibilità di riconoscere un essere umano, anche quando gli vive nell’appartamento a fianco. Per il marxista le persone sono sempre simboli o concetti. È la narrazione che è stata del cinema e della letteratura chic italiana e che oggi è tipica dei media, dove ogni stronza è “tutte le donne”, un ceffone è “squadrismo”, etc. etc. Loro applicano tutto questo alla realtà e vivono in un Fantabosco dove dietro ogni cespuglio c’è Himmler in agguato e ogni disoccupato è una massa proletaria in rivolta.

Per quanto riguarda Svart Jugend, più per caso che altro fornisce una cronaca piuttosto fedele di una periferia di Roma in un periodo di sfratti e sgomberi a cadenza quotidiana, un intero quartiere epurato dalla maggior parte dei residenti “storici”. Quelli rimasti li incontri e dopo due parole iniziano a rievocare quello che è morto, quello che se ne è andato, il negozio che stava lì vent’anni fa, e roba del genere. Una volta incrociavi qualcuno e c’era qualche chiacchiera sulla partita, anni dopo sempre il lavoro, il lavoro che non c’è, e adesso i ricordi, questa specie di nostalgia. E allora ti si spezza il cuore perché capisci che è finita, che ci hanno portato via tutto. E che sei a casa tua e non ti vogliono. A questo punto ti rassegni oppure alzi il filo spinato. Qui la politica davvero non c’entra, se non nella misura in cui chi ti sta fisicamente sbattendo fuori indossa una divisa.

Svart Jugend viene citato in molte analisi pseudo-sociologiche sulla penetrazione della “destra”, variamente intesa, nei linguaggi della rete e nelle controculture. Il tono varia dal rancoroso (“i fasci fanno rap e non ci hanno chiesto il permesso”) al paranoico (“i fasci hanno azzeccato un meme e si sa che è un attimo a passare dal meme ai campi di sterminio”). Il tutto su sfondo allarmato (“perché i fasci ci riescono e noi non ci riusciamo più?”). Qual è la tua opinione su tutto questo?

Innanzitutto i social network sono interamente da buttare, come in generale l’internet del duopolio Google/Facebook. Grazie per tutto il porno, gli mp3, i film, i programmi Adobe, ma è giunto il momento di andarsene in montagna, comprarsi un fucile e allevare caproni. Quelli di cui parli sono articoletti scritti in 5 minuti tirando in mezzo una serie di pagine Facebook molto seguite per farsi rilanciare e avere un po’ di visibilità, è più che altro spam travestito da analisi politica.

Una delle testate che sembra seguirti con maggiore interesse sembra essere Vice. Credo che i tuoi lettori darebbero qualsiasi cosa pur di avere un tuo parere su questa fondamentale tribuna giornalistica.

Vice è roba americana quindi è merda a prescindere. Per quanto concerne l’edizione italiana, si sa che quando gli americani sbarcano in Italia cambiano nome in ANPI, quindi abbiamo Reflex e fazzoletto rosso, wi-fi da Starbucks e dossieraggio stile Lotta Continua. Sul versante progressista-iconoclasta però i blog dell’Huffington, con la loro sfilza di vasectomie voodoo, aborti con le tiare, donne trans che partoriscono nelle stalle e divorano i figli, li fanno sembrare dei pretini.

Dopo l’attentato a Charlie Hebdo si è molto parlato di satira: se debba avere o non avere dei limiti, quanto sia indispensabile alle società occidentali, come si coniughi con il rispetto dei valori culturali e religiosi etc. Non credo che tu ti riconosca come produttore di satira, ma di sicuro i contenuti di Svart Jugend sono spesso dissacranti. Qual è la tua opinione su tale questione?

Per come la vedo io, l’unico momento che ha fatto ridere nella storia di Charlie Hebdo è stato quando li hanno ammazzati tutti. Puoi chiamarlo attentato, strage, terrorismo, ma in definitiva è un atto politico. Anche la satira, tradizionalmente, è politica. Poi, come avvenne in Italia ai tempi di Berlusconi, si mescolano come sempre le carte distribuendo le definizioni di “satira”, “umorismo” e “politica” secondo convenienza, quindi ogni dibattito è come al solito falsato in partenza. Il limite dunque direi che è la legge, non essendoci in Occidente valori condivisi (o valori di sorta).

Poi attenzione, se dici che su Svart Jugend non c’è satira mi smonti tutta la difesa in tribunale. C’era certamente l’esigenza di dire quello che non si poteva dire e sparare a zero su tutto e tutti, perché era il momento in cui si stava affermando (istericamente come sempre, ma in realtà molto timidamente) quel politicamente corretto che oggi è realtà istituzionale.

Parliamo del “nazismo” di Svart Jugend. Ricordo una tua entusiastica recensione di Inglorius Basterds, rimasta sfortunatamente inedita, in cui lodavi l’approccio di Tarantino che, benché antinazista, aveva comunque avuto il merito di uscire dalla spirale del vittimismo. E’ questo, il punto chiave? Ed è per questo che la sinistra, per altri versi pronta a mandare in galera chiunque accenni a certe idee, ride delle tue battute sul nazismo? E’ perché ne fornisci una versione decomplessata, non moralistica, in qualche modo liberatoria?

Guarda, su ‘sta cosa della galera ho le mie riserve, comunque non so perché ma fa ride, fa ride davvero tantissimo. Tipo se qualcuno che ha seguito fin qui adesso legge “Parliamo del nazismo”, ride. Non so fornire alcuna spiegazione, tipo meccanismi comici etc, sul perché faccia ridere, ma è così. È una magia. La magia del nazismo.

Mi spiace solamente che questa cosa del “nazismo” di Svart Jugend (e giù a ride) abbia completamente adombrato l’elemento satanico che è invece molto più pericoloso di qualche gioco di parole sulle note di un brano pop.

 

Ultima domanda. E non può che essere questa: sai di essere il migliore scrittore italiano vivente?

 Beh, certo.

(a cura di Adriano Scianca)

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