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Mestre, 25 mar – La Cgia di Mestre lancia l’allarme: “Diciotto milioni di italiani sono a rischio povertà”. Secondo l’Ufficio studi degli artigiani mestrini: “Con tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d’Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale ha raggiunto livelli di guardia molto preoccupanti”. Questo disastro va attribuito non tanto alla crisi economica ma alle politiche che sono state adottate per uscire dal pantano. L’aumento delle tasse, la fortissima contrazione degli investimenti pubblici e un corrispondente taglio del welfare state hanno messo in ginocchio la nostra nazione.  “Da un punto di vista sociale – fa sapere il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – il risultato ottenuto è stato drammatico: in Italia, ad esempio, la disoccupazione continua a rimanere sopra l’11%, mentre prima delle crisi era al 6 %. Gli investimenti, inoltre, sono scesi di oltre 20 punti percentuali e il rischio povertà ed esclusione sociale ha toccato livelli allarmanti. In Sicilia, Campania e Calabria praticamente un cittadino su 2 si trova in una condizione di grave deprivazione. E nonostante i sacrifici richiesti alle famiglie e alle imprese, il nostro rapporto debito/Pil è aumentato di oltre 30 punti, attestandosi l’anno scorso al 131,6 %”.
Lo tsunami che si è abbattuto sulla nostra economia non ha risparmiato neanche il ceto medio. Le partite Iva quando sono costretti a chiudere i battenti non hanno nessuno strumento di tutela sociale. Molti artigiani e commercianti pur di sopravvivere hanno accettato di contratti part-time o finte collaborazioni che celano un rapporto di lavoro con il vincolo della subordinazione. Nonostante l’alto tasso di disoccupazione lavorare a volte non basta. La sottoccupazione è a livelli preoccupanti come denuncia la stessa Banca Centrale Europea. Secondo i dati forniti dall’Eurostat, infatti, i lavoratori poveri rappresentano l’11,7% della forza lavoro, ciò significa che 12 su 100 hanno un salario ma questo non è sufficiente per vivere.
Tirando le somme: il rischio di povertà o di esclusione sociale tra il 2006 e il 2016 è aumentato in Italia di quasi 4 punti percentuali, raggiungendo il 30 % della popolazione. In termini percentuali la situazione al Sud è gravissima. Gli ultimi dati disponibili riferiti al 2016 ci segnalano che il rischio povertà o di esclusione sociale sul totale della popolazione ha raggiunto il 55,6 per cento in Sicilia, il 49,9 per cento in Campania e il 46,7 per cento in Calabria. Il dato medio nazionale, come dicevamo più sopra, ha raggiunto il 30 per cento (4,1 punti percentuali in più tra il 2006 e il 2016). In conclusione, l’analisi della Cgia ci mostra che siamo fanalino di coda in Europa. In Italia la pressione tributaria (vale a dire il peso solo di imposte, tasse e tributi sul Pil) si attesta al 29,6 % (anno 2016). Tra i nostri principali paesi competitori presenti in Ue nessun altro ha registrato una quota così elevata. Al netto della spesa pensionistica, il costo della spesa sociale sul Pil (disoccupazione, invalidità, casa, maternità, sanità, assistenza, etc.) si è attestata all’11,9 %. Tra i principali paesi Ue presi in esame in questa analisi, solo la Spagna ha registrato una quota inferiore alla nostra (11,3 % del Pil), anche se la pressione tributaria nel paese iberico è 7,5 punti inferiore alla nostra .
Alla luce dei danni causati dall’austerity, chiunque si aspetterebbe un’inversione di rotta. E, invece, molto probabilmente il prossimo Def sarà ispirato alla politica del rigore: il Fondo Monetario Internazionale ci ha già invitato ad alzare le tasse e a diminuire le pensioni. Il silenzio assenso della nostra classe dirigente ci fa pensare che alla fine prevarranno le ragioni della finanza tecnocratica. Dieci anni di deflazione (riduzione del livello dei prezzi, associata a una flessione accentuata dell’attività economica e dell’occupazione) non ci hanno insegnato nulla. Purtroppo in molti fingono di non capire che  incentivare la crescita economica con una politica rigorista è come far guarire un malato di cirrosi epatica imbottendolo di whisky.
Salvatore Recupero

2 Commenti

  1. Appena 18 milioni? Sicuri? Altri calcoli dicono che sono più del doppio..! Forse si basano solo sui dai ISTAT? Ma quelli sono come il superenalotto!

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