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images[7]Roma, 18 gen – E sia Luce. E Luce fu. Finalmente le banche svizzere non avranno segreti per il fisco italiano.  A dircelo è stato Vieri Ceriani, consigliere per gli Affari fiscali al Tesoro. Il nostro brillante funzionario ha annunciato: “ Abbiamo l’accordo. Per la firma bisogna aspettare ancora qualche settimana, sarà probabilmente a metà febbraio”. Due i documenti che attendono ancora il sigillo di Berna e Roma.

Il primo introduce lo scambio automatico d’informazioni tra le autorità fiscali dei due Paesi sulla base degli standard Ocse a cui la Svizzera ha aderito lo scorso maggio. Il secondo “è una sorta di road map che contiene le soluzioni raggiunte per tutti gli altri dossier”. Così almeno lo ha definito in un’intervista al Corriere del Ticino il segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jacques de Watteville. Si parlerà della tassazione dei frontalieri (i nostri connazionali che lavorano in Svizzera ma dormono in Italia) e dello status di Campione d’Italia. L’intesa sarà operativa non appena i Parlamenti dei due Paesi l’avranno ratificata e permetterà all’Agenzia delle Entrate di fare verifiche mirate anche sull’affidabilità delle informazioni di chi ha aderito alla voluntary disclosure.

La voluntary disclosure è un procedimento di “pacificazione fiscale” tra il contribuente e l’amministrazione, a iniziativa del contribuente stesso. In pratica, cospargendosi il capo di cenere, il truffatore ravveduto è disposto a pagare una bella multa pur di non finire davanti a un tribunale. Si tratta di una proposta che non si può rifiutare. Si dice che regolarizzare un milione di euro frutto di evasione costerà, infatti, al contribuente tra 800 e 900 mila euro (80-90%); non farlo potrebbe costargli tra il 120 e il 130% del suo capitale. Il bottino, dunque, per l’erario è assai corposo. I più informati parlano di 200 mld espatriati senza darne comunicazione all’Agenzia delle entrate.

Renzi ha preso la palla al balzo e ha rivendicato questo successo. Sulla sua pagina Facebook possiamo leggere: “Oggi comunichiamo ufficialmente accordo firmato con le autorità elvetiche. Questo è il momento buono per riportare in Italia molti denari, sia per le leggi che abbiamo approvato, sia per l’attuale momento del mercato dei cambi. Sono contento per i soldi che l’Italia recupera, ma anche per un fatto di serietà istituzionale. Grazie al ministro Padoan, ai suoi collaboratori e alle autorità svizzere. Il 2015 è iniziato con qualche buona notizia per il bilancio italiano: flessibilità da Bruxelles, Svizzera, petrolio che cala, euro che si avvicina al dollaro, segni positivi da produzione industriali e consumi. Ancora c’è molto da fare ma l’Italia ha tutto per ripartire. E noi non ci fermiamo, avanti tutta”. È giusto, quindi, complimentarsi con la nostra classe dirigente per questo storico successo.  Ma come spenderemo questi soldi? Infatti, forte è il rischio che quanto è stato strappato ai grandi evasori finisca nella cassa forte di una banca. Vediamo come.

Nel 2013 lo Stato ha già pagato circa 3,2 miliardi di euro per perdite sui derivati e nel 2012 la semplice ristrutturazione di un derivato (operazione di per se stessa speculativa) con Morgan Stanley è costata 2,5 miliardi di dollari (allora il ministro del Tesoro era Vittorio Grilli). Secondo la Banca d’Italia (bollettino del 6 novembre 2014) il valore di mercato, il cosiddetto mark to market, dei derivati sottoscritti dal Tesoro italiano al secondo trimestre 2014 porta a una perdita «solo potenziale» di 34,4 miliardi di euro. La perdita è solo potenziale perché l’operazione non è ancora giunta a scadenza, e quindi il differenziale non è da pagare, al momento.

Se Renzi vuol dare una svolta può cominciare da qui, facendo il contrario di quanto fatto in Italia negli ultimi 25 anni. Dal compianto Carlo Azeglio Ciampi fino a Vittorio Grilli. E invece lui affida la guardia delle pecore al lupo.  Facendo un bel regalo di Natale agli speculatori. Già proprio così.

Il decreto legge del 24 dicembre per la riforma fiscale prevede che: “Il Tesoro è autorizzato a stipulare accordi di garanzia bilaterali in relazione alle operazioni in strumenti finanziari fatte con le banche. Si tratta di garanzie che il Tesoro dovrebbe accantonare, modificando così le condizioni contrattuali in essere”. Praticamente, faremo il bis di ciò che avvenne nel 2012 con Morgan Stanley. I derivati sono il vero buco nero della nostra finanza. Sarebbe bello se il premier  mostrasse le sue abilità diplomatiche in questi “accordi”. Ce la farà Renzi a lottare contro il capitalismo parassitario? Vedremo. Intanto riempiamo le casse dello Stato di cioccolatini in attesa di cibi più sostanziosi.

Salvatore Recupero

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