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Alenia Aermacchi: il polo torinese sarà il cuore del settore Difesa

by Cesare Garandana
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Logo_AleniaAermacchiTorino, 8 nov – Il futuro dei due siti torinesi non è messo in discussione, anzi. Questo è il messaggio che Giuseppe Giordo, amministratore delegato di Alenia Aermacchi, ha lanciato al convegno organizzato mercoledì a Borgaro dalla Fim-Cisl di Torino sul futuro dell’ industria aeronautica in Piemonte.

Nei siti torinesi risiede infatti il cuore pulsante dell’engineering che teme un forte calo di attività e la conseguente perdita di Know How, dovuta all’avventura italiana con l’F35. “Stiamo lavorando anche allo sviluppo di alcune capacità dell’Eurofighter che consentiranno di salvaguardare i livelli occupazionali degli stabilimenti torinesi impiegati nella progettazione” facendo trapelare una forte spinta all’export del famoso caccia europeo nonchè l’intenzione a lanciare un nuovo progetto europeo (probabilmente con Francia e Germania) per la realizzazione di un velivolo UAV- MALE (Unmanned  Aerial Vehicle – Medium Altitude Long Endurance).

A confermare questo trend  è la notizia che da quest’anno l’azienda ha deciso di incrementare la sua forza lavoro negli stabilimenti piemontesi di 200 dipendenti.

La guardia resta comunque alta: “L’ad ha presentato un quadro occupazionale stabile , che anzi prevede qualche assunzione” – ha affermato il responsabile Fim Cisl di Torino, Claudio Chiarle – “L’F35 di sarà utile a saturare eventuali vuoti di produzione, ma serve una strategia di lunghissimo periodo: occorre discutere con gli altri Paesi come andare oltre l’Eurofighter”

Il supporto di Stato ed Unione Europea è essenziale ma purtroppo latitante. Lo ribadisce anche Giordo affermando: “Serve una politica di Sistema Paese per supportare il comparto. In altri paesi come Francia ed Inghilterra si investe nel settore fino a il 2% del pil, in Italia meno dell’1%. Gli Stati Uniti investono nella difesa più di 500 miliardi all’anno, l’Europa circa 230 miliardi. Inoltre in Europa non si ha un unico prodotto ma ogni paese sviluppa il suo”.

Nonostante l’ad sia ottimista per i prossimi 5 anni appare evidente che in Italia “Soffriamo su progetti di difesa perché non ci sono grandi finanziamenti dello Stato”. Speriamo che il governo se ne accorga prima che si verifichino danni irreparabili.

Cesare Dragandana

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