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Roma, 11 set – Alitalia dovrà restituire aiuti di Stato per 900 milioni di euro. Lo ha deciso la Commissione Ue, giudicando non conforme ai Trattati il sostegno erogato dal governo nel 2017. Un altro colpo basso di Bruxelles dopo le condizioni capestro imposte per la creazione di Ita, che tra “discontinuità”, spezzatino e discutibili piani industriali nasce sotto la prospettiva di avere vita molto breve.



Correva l’anno 2015 quando, sotto gli auspici dell’allora premier Matteo Renzi, Alitalia annunciava l’accordo con Etihad. Doveva essere il momento della svolta: portando l’ex sindaco di Firenze notoriamente scalogna, finì dopo un paio d’anni. Male, peraltro: prima di andarsene, gli emiratini fecero razzia di tutto il possibile. Nella primavera 2017 la compagnia finì così in amministrazione straordinaria, con un prestito ponte da 600 milioni poi elevato a 900. Obiettivo cercare un acquirente, che però non venne individuato. L’unica strada percorribile era quella del risanamento (i margini c’erano), condizione necessaria per anche solo pensare ad una qualche ipotesi di futuro rilancio. Neanche a dirlo, i commissari nemmeno la presero in considerazione.

Fosse anche andata diversamente, la Commissione non sarebbe comunque andata per il sottile. I 900 milioni per Alitalia erano aiuti di Stato? Secondo la combinaguai Margrethe Vestager sì. Dunque quel che rimane della vecchia società (non la nuova Ita) li deve restituire. Facendoli, di fatto, pagare a noi.

Aiuti di Stato Alitalia: figli e figliastri della Commissione Ue

Al di là del merito della decisione, colpisce – ma non sorprende più – ancora una volta lo strabismo di Bruxelles. La decisione sugli aiuti di Stato ad Alitalia arriva infatti al termine di un periodo in cui i governi hanno contribuito generosamente ai bilanci delle proprie compagnie di bandiera. Lufthansa, ad esempio, è stata salvata con 9 miliardi di euro, mentre il gruppo Air France – Klm ne ha ricevuti più di 10.

È vero che nel 2017 non c’era una pandemia che ha azzerato il settore. È però altrettanto vero che la Commissione non ha mai sindacato ad esempio sulle centinaia di milioni di euro che, mascherati da “accordi di comarketing”, ogni anno finivano (e finiranno) nelle tasche delle compagnie low cost. Ci vuole una bella faccia tosta per accusare Alitalia di aver ottenuto un “vantaggio sleale rispetto ai suoi concorrenti”.

Filippo Burla

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4 Commenti

  1. Bravo F. Burla!
    Certo che in Italia, paese limitrofo, nessuno ha acceso un campanello d’ allarme quando la Confederazione Elvetica ha dovuto e potuto risolvere in casa il buco della sua compagnia nazionale di volo. Lo stato di denuncia quindi è da far risalire a tantissimo tempo fa…, cosicché noi paghiamo con gli interessi degli interessi ! Questa è sostanzialmente la ridicola unione europea che non ha alcuna capacità di prevenzione.
    Quindi è soltanto una pena. Mutuando dal settore carcerario!

  2. Certo, in EU sono tutti uguali ma alcuni sono più uguali degli altri… (Orwell docet). Scusate, ma non mi diverto più. EU è stato un bel sogno, ma si è trasformato in un incubo ed è tempo di svegliarsi

  3. Purtroppo temo si stese troppo bene.

    Io ho volato da Bergamo ad Hannover con TUI, non mi faccio mai gli affari miei e parlando correntemente due lingue oltre all’italiano mi sono informato.
    Da Hannover ripartivano immediatamente alla volta di Parigi.

    Un equipaggio Alitalia sarebbe rimasto fermo fino al giorno dopo, un pilota Alitalia prendeva circa 10mila euro al mese se non ricordo male, il personale di bordo non so.

    Che non sia stato un po’ anche questo a generare buchi?

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