Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 14 apr – A marzo i consumi degli italiani sono crollati del 31,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. E per il primo trimestre di quest’anno si stima una riduzione tendenziale del 10,4%. Un crollo che fa prevedere per il solo mese di aprile una contrazione del Pil del 13% a fronte di un calo tendenziale del -3,5% atteso per il primo trimestre 2020. Sono i numeri allarmanti di uno studio di Confcommercio sugli effetti della serrata generale decisa dal governo per contrastare la diffusione dell’epidemia di coronavirus.

Turismo -95%, immatricolazione di auto -82%, abbigliamento -100%

Il quadro è drammatico. “Siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra” si legge nel report. E i numeri sono impietosi: crollo del turismo con un -95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo; delle immatricolazioni di auto (-82%), delle vendite di abbigliamento e calzature (-100% per la maggior parte delle aziende non attive su piattaforme online), di bar e ristorazione (-68% perché “ammortizzato” dalle consegne a domicilio). In sostanza, Confcommercio rileva che il crollo dei consumi del 31,7% è la sintesi di un rallentamento nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.

Sangalli: “Serve liquidità senza burocrazia”

“I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto“: non ha dubbi il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. E “va pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza”. E’ questa la richiesta della confederazione delle imprese impegnate nel commercio, nel turismo e nei servizi.

“Servono anche trasferimenti a fondo perduto”

“La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui. Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori” evidenzia Confcommercio nello studio. “Senza lo strumento dei ‘trasferimenti a fondo perduto’ – fa presente la confederazione – si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza”.

“Rischio è rimanere tagliati fuori dalla crescita di lungo termine”

L’allarme che lancia Confcommercio riguarda anche e soprattutto la ripresa. “Al termine dello scorso anno, non erano stati ancora recuperati i livelli di reddito disponibile e consumi – in termini reali – sperimentati nel 2007: le perdite ammontavano ancora rispettivamente a 1.700 e 800 euro per abitante. Insomma, detto senza giri di parole, oggi è necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni“, sottolinea la confederazione, avvertendo che “il rischio è la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e, in definitiva, della crescita di lungo termine” e che “a pagarne il prezzo più alto sarebbero le generazioni più giovani”. In sostanza, la fine per l’economia nazionale.

Ludovica Colli

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta